Ukmar lascia il Pd e attacca: «No alla linea guerrafondaia»

Nel mirino c’è la linea tenuta dai dem sulla guerra tra Russia e Ucraina, ma resterà nel gruppo consiliare anche senza tessera

Piero Tallandini
Stefano Ukmar e, a sinistra, il capogruppo del Pd Giovanni Barbo (foto archivio Lasorte)
Stefano Ukmar e, a sinistra, il capogruppo del Pd Giovanni Barbo (foto archivio Lasorte)

Il consigliere comunale Stefano Ukmar lascia il Pd, di cui è stato uno degli esponenti di spicco a livello cittadino fin dalla fondazione del partito nel 2007: «Non ho rinnovato la tessera, ma continuerò a far parte del gruppo consiliare in accordo con il capogruppo Giovanni Barbo, pur essendo a questo punto indipendente. Resterò fino al termine del mandato».

Una scelta, quella di rimanere nel gruppo consiliare, che non configge con le motivazioni politiche dell’addio al partito: secondo quanto precisa il diretto interessato, l’uscita non è legata a questioni locali, ma nel mirino di Ukmar c’è la linea tenuta dai dem sulla guerra tra Russia e Ucraina. «Lascio perché nel Pd ormai vedo più guerrafondai che nel centrodestra – afferma – e se provi a sostenere una posizione diversa vieni accusato di essere filorusso e simpatizzante di Putin. Io non posso più stare in un partito che ritiene accettabile una politica dell’Unione europea in cui si aumenta la spesa per le armi, invece di pensare a spendere le limitate risorse disponibili per ben altre priorità, come sanità e istruzione».

«Questo riarmo europeo è una follia – continua Ukmar –, la Russia non rappresenta una reale minaccia per la nostra sicurezza, basti pensare che in quasi quattro anni, al di là del supporto bellico occidentale, l’esercito di Putin non è stato in grado di piegare la resistenza ucraina. Il Pd, essendo all’opposizione, sarebbe stato libero di assumere una posizione divergente rispetto a quelle del governo e della maggioranza degli altri Paesi, mettendo in evidenza le ipocrisie della linea guerrafondaia europea. I dem avrebbero dovuto spingere per riaprire un dialogo reale con la Russia. Invece abbiamo perso una grande occasione. E non mi si venga a parlare di “pace giusta” dopo che abbiamo lasciato cadere la bozza d’accordo dell’aprile 2022. Quella sì che sarebbe stata una “pace giusta”».

«Il mio impegno politico continuerà, dando una mano alla minoranza slovena e al mondo dell’associazionismo – aggiunge l’ormai ex esponente dem –, ma credo fermamente che ormai la scelta di lasciare il Pd fosse inevitabile. La linea del partito, così come quella dell’intera Europa, deve cambiare. Altrimenti continueremo a fare gli interessi degli Stati Uniti, lasceremo che Russia e Cina rafforzino la loro unione e andremo incontro a un futuro sempre più complicato».

Riproduzione riservata © Il Piccolo