Stop di Gradisca e Sagrado ai bivacchi lungo l’Isonzo

Si rinnova per tutta l’estate l’ordinanza anti-bivacchi sulle sponde gradiscana e sagradina dell’Isonzo. Con un documento parallelo, i sindaci Linda Tomasinsig e Marco Vittori hanno inteso prorogare ulteriormente i contenuti del provvedimento avviato per la prima volta proprio dodici mesi fa nelle zone frequentate per buona parte dagli ospiti richiedenti asilo del vicino Cara, che in passato si erano resi protagonisti di comportamenti poco qualificanti, con la costruzione di accampamenti di fortuna, strutture fisse (anche una vera e propria cucina afghana da campo “take away”) e l’abbandono di rifiuti.
La precedente ordinanza scadeva il 30 giugno e i due sindaci si sono immediatamente raccordati, di concerto con la Prefettura, per il suo immediato rinnovo: è dunque nuovamente esecutiva già da ieri. Le sanzioni per i trasgressori? Sino a 300 euro. In vigore anche durante lo scorso inverno, l’ordinanza anti-degrado dispone il divieto assoluto di “campeggio”, accensione di fuochi, cottura di cibi sul posto, abbandono di rifiuti, abbattimento di alberi. Sarà pubblicata non solo in lingua italiana, ma anche notificata negli idiomi di origine agli ospiti del Cara. «È una naturale evoluzione del percorso congiunto avviato lo scorso anno fra le due municipalità in pieno accordo con la Prefettura», spiegano i due sindaci. Dodici mesi or sono grazie a un doppio finanziamento della Regione e al “braccio armato” di Isontina Ambiente, si giunse allo smantellamento di capanne e alla raccolta e smaltimento dei rifiuti lasciati nelle ore diurne dagli ospiti del centro per richiedenti asilo. In particolare erano stati asportati pali, supporti in ferro e plastica, teli che i frequentatori della jungle compresa fra il ponte di Sagrado e quello della mai realizzata tratta ferroviaria Redipuglia-Cormons hanno utilizzato in questi anni per le proprie sistemazioni di fortuna, ma anche pentole, coperte, suppellettili.
In bella vista rimangono cartelli plurilingue e cassonetti che invitano al corretto conferimento dei rifiuti. «Il problema della non corretta frequentazione delle zone fluviali è maggiormente sentito nei mesi estivi – riconosce Tomasinsig – ma con questa azione i due Comuni hanno intensificato la propria attenzione lungo tutto l’arco dell’anno. Fondamentale è poi l’apporto del Corpo Forestale regionale, che nella zona effettua un monitoraggio costante e invia dei report settimanali ai comuni, alla Prefettura e alle forze dell’ordine». Qualche insediamento, rivela Tomasinsig, è ricomparso nei giorni scorsi ma è stato stroncato sul nascere proprio grazie a questa attività di controllo. Il tema rimarrà attuale nei prossimi mesi, dal momento che non v’è traccia di un ridimensionamento a breve termine delle presenze al Cara, di nuovo prossimo alle 200 unità dopo i 20 nuovi trasferimenti di richiedenti asilo intercettati sul confine giuliano. «Lo smantellamento del modello di accoglienza diffusa e i tagli ai servizi di mediazione culturale e assistenza alla persona – sostiene Tomasinsig – fanno si che il Cara rimanga una struttura altamente problematica». —
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