Sul tram di Opicina il “vincolo monumentale”

È diventata frase fissa come una preghiera, viene ripetuta uguale come una promessa che non si vuol mancare, ma la domanda sotto sotto resta però tutta quanta e intera: avremo davvero il tram di Opicina nuovamente in corsa a primavera? Questo sperava il Comune pressato dai guasti, dai ritardi, dai binari da rifare, dai soldi che non ci sono (ma poi saltano fuori), dalla consueta “pessima immagine turistica”. Però adesso dovrà fare i conti con un’altra sorpresa, la Soprintendenza ai beni architettonici cui aveva inviato una pratica per il parere “paesaggistico” ha rispedito al mittente. Non è sottoposta a vincolo paesaggistico la linea del vecchio tram, dice la Soprintendenza, bensì al più importante “vincolo monumentale” i cui criteri sono dettati dal Codice dei beni culturali e che comunque riguarda oltre che monumenti veri e propri (per esempio le ville venete) anche “edifici pubblici con più di 70 anni” e “manufatti di archeologia industriale”.
Gli uffici dei Lavori pubblici hanno incassato ma molte cose cambiano in questa prospettiva. Le elenca, tecnicamente, l’assessore Andrea Dapretto: «Cambia la documentazione da inviare in Soprintendenza, cambia la disamina cui i documenti sono sottoposti, e cambia anche la tempistica, perché un’autorizzazione paesaggistica ha dei termini, deve arrivare entro un mese o poco più altrimenti per il richiedente scatta il “silenzio-assenso”, invece l’autorizzazione monumentale ha un margine più lungo, ma soprattutto non ha date di scadenza, se le Soprintendenze non danno il parere entro la data la pratica non scade mai, e chi ha fatto richiesta deve aspettare e non può procedere coi lavori».
Il Comune “confida” che la Soprintendenza si esprima presto, ma è noto che il settore è in gravissima difficoltà per tante pratiche arretrate su scala regionale e soprattutto per la sempre più scarsa dotazione di organico.
Inoltre aleggia una domanda non da poco, che riguarda proprio l’oggetto dell’autorizzazione, i “binari monumentali”. Il Comune per dare sicurezza a una linea che tutto fuorché sicura si è dimostrata da un certo punto in poi, fino al blocco totale, aveva deciso di sostituire le traversine d’epoca ancora in legno con altre di cemento, così da tener salde le storiche carrozze del tram anche in certe curve non proprio dolcissime. Ma se il “vincolo monumentale” impedisce che il manufatto sia in alcun modo cambiato, torneranno le traversine originali? O dove si troveranno traversine in legno tipo-antico? Detta la norma: «Gli interventi su detti immobili dovranno garantire la conservazione e/o il recupero dei caratteri dell’impianto originario, con particolare riferimento ai rapporti tra pieni e vuoti, alla tutela degli apparati decorativi...” eccetera eccetera.
Per certo era stata prevista la pulizia dalle erbacce di tutto l’ambito dei binari (e questo dovrebbe corrispondere alle indicazioni di legge), forse non era appropriata la richiesta di autorizzazione paesaggistica, e non è da escludere che il soprintendente Maria Giulia Picchione l’assenso lo darà, il problema resta di calendario.
Come sarà possibile indire una gara nei primi mesi del prossimo anno per rifare il mbinario in un altro paio di mesi, collaudare e mettere il tram in funzione con l’arrivo delle rondini, e dunque anche dei primi turisti? «Noi confidiamo» ripete Dapretto. Ma già sulla carta il parere su un bene vincolato come “monumentale” potrebbe richiedere legittimamente 4 mesi, e a quel punto saremmo a marzo e tutte le preghiere potrebbero non essere esaudite in tempo per mantenere la tenace promessa.
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