Sull’Ospizio Marino accuse alla Regione

Il crac dell’Ospizio Marino entra nella campagna elettorale. La questione è posta dai candidati di Sel, Paolo Vizintin, e del Pd, Omar Greco.
Non due candidati qualunque. Il primo è sindaco di Doberdò, il secondo è vicesindaco di Monfalcone.
Qualche segnale se non altro di imbarazzo arriva pure da Gorizia (culla e sede dell’Ospizio): l’altra sera nel dibattito tra candidati a Straccis Rodolfo Ziberna non è stato tenero nel considerare quanto accaduto a Grado.
Tacciono, invece, altre figure istituzionali. Come se a Gorizia non ci fossero invalidi penalizzati dalla sparizione della struttura sanitaria gradese. Nei giorni scorsi è stata la candidata di Idv Donatella Gironcoli a prendere di mira la candidatura Pdl di Roberto Marin. Il quale oggi alle 18 brinderà a non si sa a che cosa al Caffé Garibaldi di Gorizia, dopo aver bevuto il caffè con Gasparri in un bar di Monfalcone e mangiato una frittata a Fogliano. Ché troppa carne fa male.
Paolo Vizintin: «Una amministrazione dissennata ha portato al fallimento della Fondzione Ospizio Marino di Grado, considerata sino a poco tempo fa una eccellenza nel panorama del servizio sanitario regionale. 28 milioni di euro andati in fumo, circa settanta dipendenti in strada, 7000 invalidi rimasti senza assistenza medica, responsabili a spasso. Senza che la giunta Tondo abbia svolto in merito le appropriate verifiche sull’impiego degli ingenti contributi regionali, né abbia fatto altrettanto opportuni controlli su gestione e bilanci delle strutture della Fondazione. Le quali, occupandosi di sanità, pur sempre fornivano un servizio pubblico essenziale. Accertamenti che, se solo fossero stati regolari e meticolosi, come la situazione del resto lo richiedeva, avrebbero sicuramente evitato il disastro. Omissioni delle quali, per inciso, forse non ci si deve più di tanto stupire, se solo si considera che le spese allegre di una parte dei consiglieri regionali, che in questi ultimi anni si sono contraddistinti in ogni sorta di spreco secondo quanto recentemente emerso dalle prime pagine dei giornali, sono andate esenti dal ogni controllo da parte della giunta regionale. Giunta per nulla preoccupata dello sperpero di soldi pubblici, soldi dei contribuenti. Dai quali pretenderebbe fiducia e riconferma alle ormai prossime consultazioni elettorali. Una vicenda, quella dell’Ospizio marino, dai risvolti dunque inquietanti, anche penali, sulla quale la magistratura locale ha condotto una indagine complessa e fra le più difficili della sua storia. Che getta pesanti ombre su ambigui rapporti fra parte del mondo politico, banche e settori dell’economia. Nella quale Tondo sarebbe dovuto andare a fondo per fare chiarezza e perseguire i responsabili. Mentre invece ha scelto di starne fuori, di non costituirsi parte civile nel processo penale, come se in tutta questa storia la Regione non avesse avuto alcun danno o interesse. Calpestando, con questo atteggiamento, il rispetto dei dipendenti scaraventati in strada e dei disabili rimasti senza assistenza medica. Ai quali, assieme alle famiglie, va espressa solidarietà per l’umiliazione e il pregiudizio che stanno subendo».
Il sindaco Vizintin fa riferimento anche alle inchieste giornalistiche de Il Piccolo. Lo ringraziamo ma omettiamo le sue parole. Altrimenti dovremmo allestire un bus navetta con cui raggiungere il Tribunale di Trieste per ospitare tutti i querelati dal gradese.
Omar Greco: «Bisogna sollevare la polvere che si è lasciata sedimentare sulla vicenda dell’Ospizio Marino di Grado. Per questo mi impegno personalmente, ma sollecito anche l’impegno trasversale degli altri candidati. Non è accettabile che sulla vicenda dell’Ospizio sia sceso il silenzio. Mi impegno, se sarò eletto in Regione, ma anche in quanto dirigente e militante del Pd, a sollevare la polvere che si è lasciata sedimentare su questa vergognosa vicenda. Impegno che chiedo trasversalmente a tutti i partiti e tutti i candidati, perché si trovi soluzione alla vicenda dell’Ospizio, dell’istituto Barrellai e dell’Hotel Rialto, una serie di scatole cinesi, di fallimenti e chiusure che hanno avuto il solo risultato di non poter più rispondere alle necessità degli utenti, migliaia di persone negli anni di attività e di lasciare senza lavoro oltre una sessantina di dipendenti. Intanto chi ha bisogno di cure, quelle cure per cui l’Ospizio Marino era noto in tutta Italia, non può usufruire del servizio ed è costretto a trovare soluzioni alternative spesso disagevoli sia per i costi, sia per la logistica. E non dimentichiamo gli operatori sanitari e i dipendenti della struttura, che si sono trovati senza lavoro da un giorno all’altro e la cui preziosa professionalità, acquisita in anni di esperienza lavorativa, rischiamo di perdere del tutto». (ro.co.)
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