Svolta tra gli architetti, tre donne ai vertici

Nuova presidente dell’Ordine è Caterina Bigatton: «Maggiore dialogo con le istituzioni per il recupero urbano»
Bumbaca Gorizia 05.06.2013 Conferenza Kuzmin - Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 05.06.2013 Conferenza Kuzmin - Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Tre donne. L’Ordine degli architetti di Gorizia cambia rotta e lo fa in maniera netta: per la prima volta nella sua storia, al vertice si trovano tre donne. Il consiglio direttivo eletto lo scorso 23 giugno, nei giorni scorsi, ha nominato presidente Caterina Bigatton, segretario Francesca Ravasin e tesoriere Emma Taverna. La scelta di genere non rappresenta tuttavia l’unica novità del prossimo quadriennio. L’età media del terzetto è infatti ampiamente inferiore ai 40 anni. Gli associati hanno dunque voluto marcare in modo netto la discontinuità con il passato. «Si è voluto dare un segno – osserva la neo eletta presidente -: io ho 36 anni, Francesca Ravasin è del 1984 e sopra i 40 anni c’è solo Emma Taverna, ma il contesto è comunque giovane. Non conosco altre realtà in Italia con tre figure femminili in queste posizioni».


Bigatton, in ogni caso, ha ricordato che, in passato, Gorizia ha già avuto un presidente donna: Luisa Codellia. «Abbiamo in programma di essere più presenti sul territorio – spiega la numero uno degli architetti -. A breve organizzeremo degli incontri con le figure istituzionali. Per il recupero urbano ci piacerebbe interfacciarci con le amministrazioni e dare la nostra disponibilità con delle proposte. È fondamentale andare oltre alle gare attuali, legate più agli aspetti amministrativi che alle idee. Questo potrebbe aiutare il contesto locale. Negli ultimi anni l’Ordine degli architetti non è riuscito a comunicare in modo adeguato. Come presidente ho detto al consiglio che vorrei vedere più azione. Discutere è importante, ma poi bisogna agire. Ci vuole concretezza, bisogna affrontare ogni argomento in modo puntuale. Anche se poi oggi la burocrazia e le procedure ci bloccano, alla fine quello che serve veramente è la concretezza». La neo-presidente è consapevole delle difficoltà che troverà sulla sua strada, ma non per questo rinuncia alla battaglia prima ancora di combatterla. «Non possiamo cambiare il sistema – riconosce -, ma facciamo parte di un contesto regionale e nazionale dove possiamo portare il nostro punto di vista. Non possiamo sempre vivere passivamente le decisioni degli altri, penso ai grandi Ordini di Milano o di Roma, che da soli contano un numero di iscritti maggiori di tutto il Friuli Venezia Giulia, ma dobbiamo farci sentire perché siamo una regione particolare. Noi ci consideriamo emarginati perché viviamo sul confine, in realtà viviamo un contesto internazionale che altri non conoscono. A differenza di altri, noi siamo abituati al confronto con altre lingue, all’apertura con culture diverse dalle nostre. Questa è una ricchezza ed è fondamentale per crescere». Quanto alla vita associativa, la presidente Bigatton auspica una nuova centralità dell’Ordine. «Dovrebbe avere una funzione più centrale perché non è formato solo da liberi professionisti. Tra i nostri iscritti ci sono anche molti dipendenti pubblici, dovrebbe essere il luogo dove confrontarsi e dialogare».


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