Tajani: «Sospensione di Schengen, la sicurezza va garantita ma valutiamo alternative»
Il titolare della Farnesina con l’omologo sloveno: collaborazione fra forze dell’ordine

Italia e Slovenia lavorano al superamento entro l’anno della sospensione di Schengen, coi controlli ai confini che potrebbero essere sostituiti da misure alternative da concordare. È quanto è emerso dal confronto tra il vicepremier e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani e il suo omologo sloveno Tone Kajzer, ieri a Salcano in Slovenia, nel corso del quale è stato anche annunciato che il prossimo incontro bilaterale del Comitato dei ministri dei due Paesi si svolgerà a Gorizia, affiancato dal Business Forum che si terrà invece nella gemella Nova Gorica.
Un incontro, quello nel ristorante Primula proprio sulle rive dell’Isonzo, dove un tempo c’era la stazione a valle della funivia che saliva al Monte Santo, che è stato giudicato da entrambi i ministri estremamente positivo e fruttuoso, sia dal punto di vista del clima, sia da quello dei contenuti.
In particolare, come detto, Tajani e Kajzer si sono trovati concordi sulla necessità di pensare a un superamento della sospensione degli accordi di Schengen ai confini italo-sloveni. «Ci siamo concentrati sul tema della lotta all’immigrazione clandestina e al terrorismo», ha spiegato Tajani nella conferenza stampa che ha seguito il suo colloquio a porte chiuse con Kajzer, «ed è un punto fermo il fatto che la sicurezza è fondamentale per entrambi i nostri Paesi. Una sicurezza che si garantisce attraverso un controllo efficace delle frontiere esterne all’Unione. Per quanto riguarda invece la sospensione di Schengen, stiamo riflettendo sulla possibilità di sostituire, al termine dell’attuale proroga, le misure in atto con altre alternative, che dovranno essere concordate e che al tempo stesso dovranno continuare a garantire la sicurezza dei cittadini e la lotta all’immigrazione irregolare. Ho già parlato con il ministro dell’Interno Piantedosi, che incontrerà il suo omologo sloveno per trovare le forme più adatte a raggiungere questo scopo».
Un’ipotesi, evocata dallo stesso Tajani, è quella di una forma di collaborazione mista tra le forze dell’ordine italiane e slovene, sul modello di quella in atto al confine con la Francia, per dar vita a controlli di retro valico. L’attuale proroga della sospensione di Schengen scadrà il 18 dicembre, e l’obiettivo è quello di trovare un accordo per allora. All’inizio dell’anno nuovo (forse a gennaio 2027, ma una data non c’è ancora) si punta a organizzare a cavallo del confine un momento di confronto istituzionale tra Italia e Slovenia: Gorizia ospiterà l’incontro bilaterale del Comitato dei ministri, Nova Gorica un Business Forum che si concentrerà in particolare sulle opportunità di sviluppo economico comune. Un tanto anche in considerazione del valore e dell’importanza delle relazioni commerciali e strategiche tra i due Paesi.
Tajani e Kajzer ieri hanno snocciolato alcuni dati: negli ultimi sei anni gli interscambi tra Italia e Slovenia sono cresciuti del 36%, toccando il valore di 11 miliardi di euro. E se Tajani ha sottolineato come ci sia la volontà di approfondire le opportunità derivanti per entrambe le nazioni dal corridoio India-Medio Oriente-Europa (Imec), e che con la Slovenia si intende far fronte comune pure sui nodi energia e fertilizzanti legati al blocco dello stretto di Hormuz, Kajzer ha elencato tutta una serie di settori sui quali i due governi intendono basare la collaborazione in ambito economico.
«Non vogliamo limitarci ad alimentare gli scambi tra i nostri Paesi, perché il vero valore aggiunto può derivare dalla cooperazione in tanti settori: da quello scientifico al settore automobilistico, aerospaziale, del design, del legno, dell’enogastronomia e della viticoltura», ha spiegato il ministro sloveno. «Insieme possiamo fare molto di più. E poi c’è l’importanza strategica per Slovenia e Italia dell’industria della difesa e degli investimenti sulla mobilità del futuro».
Non a caso poco dopo, dal simbolico mosaico della piazza Transalpina – Trg Evorpe di Gorizia e Nova Gorica, Tajani e Kajzer avrebbero fatto cenno anche alla cosiddetta “Valle dell’Idrogeno”, progetto transnazionale che unisce Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia. Sempre in tema di sviluppo economico, Tajani si è anche detto convinto che «un sistema portuale che comprenda il porto di Trieste allargato a Capodistria possa permettere ai nostri Paesi e all’Europa centrale di esportare e importare di più. Ne parleranno i nostri inviati a Lubiana».
Infine, tra i tanti temi toccati, anche la politica estera ed europea dei due alleati e vicini. Condivisione totale sulla necessità di lavorare alla «riunificazione dei Balcani occidentali all’Europa», come ha ribadito Tajani, con l’obiettivo di accelerare i tempi dell’adesione «perché quanto prima tutti i Balcani possano essere Europa». Se ne parlerà, ha aggiunto il vicepremier italiano, anche durante la Settimana delle Nazioni Unite a New York, a partire da lunedì. E a proposito di Ue, Kajzer ha allargato il discorso anche a Ucraina e Moldavia.
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