Tassa nautica, una barca su due in fuga

TRIESTE. Parte dal mare di piazza Unità a Trieste la protesta nazionale degli operatori della nautica da diporto, che ieri sono arrivati in oltre 300 da tutta Italia per contestare la “tassa di stazionamento” annunciata a dicembre dal governo Monti. E la scelta del capoluogo regionale come prima tappa non è casuale: «Fvg e Veneto costituiscono la fetta più grossa del nostro mercato - spiega Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, associazione iscritta a Confindustria che rappresenta oltre 80 porti italiani -. Soltanto in Fvg le barche sopra i 10 metri, soggette quindi al balzello del governo, sono circa 20mila. Da quel che sappiamo la metà di queste sta cercando rifugio nei porti sloveni e croati, più convenienti»
La nuova tassa dovrebbe entrare in vigore a maggio, e prevede che ogni scafo di lunghezza superiore ai 10 metri debba pagare per lo spazio acqueo che occupa. Una misura che secondo le sigle scese in piazza a Trieste (Assomarinas, Ucina, l’Associazione Porti turistici, Federturismo e altri) scoraggerà gli stranieri a rimanere in Italia e porterà a fuggire anche gli italiani. Secondo le stime di Assomarinas, sui 30mila scafi che l’Italia rischia di perdere, 20mila sono di proprietari italiani e 10mila di stranieri, con una perdita complessiva per il comparto turistico nazionale che si valuta in miliardi di euro, oltre al blocco totale dei progetti di edificazione di circa 50mila nuovi posti barca in Italia. «Cercando di racimolare pochi spiccioli il governo sperpera un patrimonio - dice Perocchio -: Monti calcola di raccogliere 200 milioni con quest’imposta, ma con l’esodo di barche a cui stiamo assistendo, arriverà a malapena a un centinaio. A cui vanno detratti i 50 milioni di costi amministrativi, di controllo e contenziosi. E il risultato sarà che andranno in fumo almeno 2 miliardi di spesa turistica».
Proposte alternative? «O si ipotizza un bollo spalmato su tutte le 400mila imbarcazioni italiane così da ammortizzare l’impatto - risponde Perocchio - oppure si esentano del tutto gli stranieri e si riducono le imposte sulla fascia alta per non favorire l’esodo». Insomma, gli operatori della nautica da diporto ne sono certi: o si cambia o si profila un disastro. C’è anche chi ha attraversato il Paese per riuscire a essere ieri a Trieste: «Noi gestiamo tre marina a Brindisi, San Foca e Santa Maria di Leuca - dice Carlo Aprile di Assomarinas Puglia -: per ora abbiamo perso il 10% dei clienti, tutti fuggiti in Grecia, e maggio non è ancora arrivato». Gennaro Coretti, presidente di Vela&Vela, porta avanti i diritti dei velisti: «Ci sono barche a vela vecchie di vent’anni che verranno tassate, seppure con una riduzione, perché superiori a 10 metri - dice - poi ci sono motoscafi Porsche costosissimi, ma meno lunghi, che non pagheranno una lira. Quello è il lusso. Se devono applicare nuove imposte, tassino i cavalli dei motori». Particolarmente preoccupati sono gli agenti marittimi dello yachting, presenti ieri con la sigla Federagenti yacht, che temono il tracollo completo del loro settore: «Siamo una cinquantina di aziende per circa 300 dipendenti - si legge nella nota di Federagenti - che oltre a intervenire nelle normali attività di raccomandazione forniscono servizi d’alto profilo alle imbarcazioni superiori a 25 metri. Temiamo un massiccio esodo della clientela straniera (il 96% del totale) verso le vicine coste croate, francesi e spagnole, con considerevoli perdite per l’economia del nostro Paese».
L’assessore regionale al Turismo Federica Seganti ammette: «Per ora la Regione è disarmata, stiamo studiando per capire se è possibile avviare un qualche tipo di ricorso». Le soluzioni al vaglio al momento sono due: «O si ricorre in Corte costituzionale, ma sarebbe una strada in salita perché non abbiamo competenze in materia fiscale, oppure ci si appella al precedente del ricorso contro la legge Soru in Sardegna, che fu contestata davanti al Tar. Di certo dovremo fare qualcosa: è bastato l’annuncio della legge per mettere in fuga i diportisti e l’indotto generato da questo settore è importante per il Friuli Venezia Giulia».
La via del ricorso al Tar è caldeggiata anche da una mozione urgente presentata unanimemente da Lega e Un’altra Trieste nel Municipio triestino che temono le ricadute sul lavoro a marine, cantieri, artigiani, concessionari. All’orizzonte si profilano ulteriori proteste dopo quella di Trieste.
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