Fiamma olimpica, le voci dei tedofori triestini: «Un momento eccezionale»
Parlano il campione del tennistavolo Matteo Parenzan e Diego Caserio: «Lo sport è la medicina che la scienza non ha ancora trovato»

Il Comitato organizzatore ha annunciato l’ultimo nome tra i tedofori triestini che venerdì porteranno la fiamma olimpica attraverso la città: Matteo Parenzan. Il campione paralimpico di tennistavolo si unisce così agli altri campioni della città nella staffetta che attraverserà Trieste nella sua tappa verso San Siro.
Matteo Parenzan
Nato a Trieste nel 2003, Parenzan gareggia nella categoria MS6 del tennistavolo paralimpico. A 17 anni è stato il più giovane atleta della delegazione italiana alle Paralimpiadi di Tokyo 2020, dove nonostante l’eliminazione è stato scelto come portabandiera per la cerimonia di chiusura.
Tra il 2022 e il 2023 conquista titoli mondiali ed europei. A Parigi 2024 vince l’oro paralimpico, diventando il primo tennistavolista italiano a salire sul gradino più alto del podio da Heidelberg 1972. «Rappresentare la città alla pari con altri grandissimi atleti che l’hanno rappresentata negli anni precedenti, per me è qualcosa di eccezionale – racconta –. Questo momento va ad arricchire i ricordi più importanti della mia carriera sportiva».
Il percorso da Tokyo a Parigi rappresenta una crescita completa. «A Tokyo ero l’ultimo dei qualificati e per me essere lì era già un risultato straordinario», racconta. «Quando Pancalli, presidente del Cip, mi ha scelto come portabandiera ha fatto una scommessa: voleva incoraggiarmi per le Olimpiadi successive.
Nei due anni tra Tokyo e Parigi ho vinto Mondiali ed Europei, mi sono abituato a giocare partite importanti. Così a Parigi ero pronto». Sul valore dello sport per chi convive con una disabilità, Parenzan ha le idee chiare: «Per me lo sport è stata la medicina che la scienza non è ancora riuscita a trovare. Non è importante solo per i risultati, ma perché offre la possibilità di stare assieme e allenarsi con altre persone. La disabilità va vista come un’opportunità per crescere e dimostrare che non è la forza fisica a fare la differenza. Alla fine vincono quelli che hanno lavorato duramente, che hanno imparato a perseguire i propri obiettivi».
Diego Caserio
«Sono davvero emozionatissimo, ho un po’ paura di cadere ma c’è tanta felicità nel poter prendere parte a questa iniziativa». Sono le parole di Diego Caserio, originario di Varese ma da oltre 30 anni a Trieste, che sarà il tedoforo per le Olimpiadi di Milano-Cortina nella tappa di Trieste del 23 gennaio.
Un passato da grande sportivo il suo e un presente di lotta costante dopo l’amputazione della gamba, a seguito di un incidente nel 2023, quando è stato investito da un’auto mentre era in sella alla sua moto. A sostenerlo, in viale Miramare, ci saranno la mamma e la zia, che arriveranno da Varese, medici e fisioterapisti che avevano seguito la sua lunga degenza e amici da tutta Italia.
«E in prima fila ci sarà mia figlia, di sei anni, e mia moglie Giada, e tanti affetti che mi seguiranno. Il mio trainer, che mi darà una mano se ci sarà qualche problema, si chiama Matteo, vive a Turriaco ed è anche lui amputato».
«Dopo aver inviato la candidatura – ricorda Caserio – a sorpresa è arrivata la risposta positiva, inizialmente faticavo a crederci. Per me sarà qualcosa di importante, anche perché prima dell’incidente sono stato uno sportivo anche nelle discipline invernali, con lo sci e a Varese giocavo anche a hockey su ghiaccio».
Prima dell’amputazione e della protesi, Caserio era anche un’atleta di triathlon e Iron man. La sua vita è cambiata completamente il 22 marzo 2023, dopo uno spaventoso incidente, dove ha rischiato la vita.
«Stavo rientrando dal lavoro con la moto, in via dell’Istria – aveva raccontato due anni fa sulle pagine del Piccolo – quando un uomo mi è venuto addosso, contromano. Improvvisamente». Per un anno è stato ricoverato prima a Cattinara, poi al Gervasutta di Udine, tra operazioni e riabilitazioni fino alla posa di un “ginocchio bionico” che lo aiuta nei movimenti quotidiani.
Grazie a questo supporto, e grazie al sostegno della famiglia e degli amici, Caserio sta riprendendo poco alla volta in mano la sua vita. Ha ricominciato a viaggiare e a recuperare le passioni di un tempo. Al suo fianco per tanti mesi il fisioterapista Leonardo Zullo, una delle persone che venerdì sarà a Trieste per assistere al passaggio della fiaccola. «Spero di riuscire a coprire tutta la distanza senza difficoltà – conclude Caserio – in ogni caso sarà un’enorme soddisfazione».
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