Tedoforo a Trieste, Alberto Tonut con il sorriso: «Sono onorato, spero solo che la tuta sia abbastanza larga»

L’ex cestista azzurro è stato scelto per portare la fiaccola olimpica di Milano Cortina 2026. «Il mio percorso inizierà alle 19.15 in via Torino ma non ho ancora visto la divisa bianca ufficiale, ho solo fornito le misure e ho spiegato che dovrà essere molto abbondante. Indossarla sarà una grande emozione»

Lorenzo Gatto
L'ex azzurro di basket Alberto Tonut (foto Andrea Lasorte)
L'ex azzurro di basket Alberto Tonut (foto Andrea Lasorte)

Ci sono campioni che non smettono mai di correre, anche quando decidono di appendere le scarpette al chiodo. Per Alberto Tonut, l’uomo che partendo dal ricreatorio Padovan ha scritto pagine indelebili della pallacanestro nazionale, la prossima partita non si giocherà su un parquet, ma lungo le strade della sua Trieste. Alberto è stato scelto come tedoforo per i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 e nella serata di venerdì 23 gennaio porterà la fiamma nel cuore della città, unendo idealmente le generazioni sotto il segno del fuoco sacro di Olimpia. Vederlo con la divisa bianca dei tedofori riporterà immediatamente la memoria a quel 1983 a Nantes, quando in un Europeo leggendario fu uno dei protagonisti dell’oro azzurro, diventando il simbolo di una Trieste capace di farsi valere in d’Europa.

Eppure, per Tonut, questa partecipazione al viaggio della torcia assume un significato che supera il palmarès personale. È il tributo a una carriera costruita sulla lealtà, un valore che ha cercato di trasmettere come eredità più preziosa. «È la cosa di cui vado più orgoglioso – racconta con la pacatezza di chi non ha bisogno di gridare i propri successi –. Sono convinto di aver lasciato un buon ricordo di me sia in chi ha giocato al mio fianco, sia negli avversari. È l’insegnamento che ho cercato di dare anche a mio figlio Stefano».

Il legame con il movimento a cinque cerchi ha il sapore di un cerchio che si chiude. Se da atleta il sogno era rimasto lì, a un passo, oggi arriva in una veste diversa ma altrettanto solenne. «Tutto è nato la scorsa estate – ricorda – quando l’allora presidente del Coni regionale, Giorgio Brandolin, mi ha contattato per chiedermi la disponibilità. È stato un onore immenso. Nella mia carriera l’Olimpiade l’ho solo sfiorata, ma credo di poterne incarnare i valori. Devo ringraziare anche il gruppo dell’oro di Nantes: è grazie a quel legame che oggi posso vivere questa esperienza» .

C’è qualcosa di magico nel tempismo di questa nomina. Mentre il padre si prepara a scortare la fiamma verso le Dolomiti, Stefano Tonut continua a portare alto il nome della famiglia ai vertici del basket europeo, proprio in quella Milano che sarà uno dei cuori pulsanti dei Giochi.

È una staffetta familiare che attraversa i decenni senza perdere velocità, in una città che per Alberto resta l’epicentro di un talento diffuso. «Diciamo che stiamo parlando di Trieste – sottolinea con un pizzico di orgoglio locale – una città fantastica che ogni anno regala campioni in ogni disciplina: dalla vela al canottaggio, dalla pallavolo alla pallamano, fino ovviamente alla pallacanestro. Sentirmi parte di questa schiera di sportivi mi rende orgoglioso».

La sua frazione sarà uno dei momenti più intensi della quarantasettesima tappa del tour. «Il mio percorso inizierà intorno alle 19.15 in via Torino –conclude Alberto – non ho ancora visto la divisa bianca ufficiale, ho solo fornito le misure e ho spiegato che dovrà essere molto larga. Indossarla sarà una grande emozione»

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