Terpin: «Basta lamenti e trappole ideologiche»

«La nostra città è da tanto tempo sdraiata e non ho ancora conosciuto un medico capace di rialzarla». L’avvocato Emilio Terpin interviene nel dibattito sul futuro della città. E lo fa, con una...

«La nostra città è da tanto tempo sdraiata e non ho ancora conosciuto un medico capace di rialzarla». L’avvocato Emilio Terpin interviene nel dibattito sul futuro della città. E lo fa, con una battuta, partendo dal convegno della Stazione Rogers in cui è emersa l’immagine di una Trieste che dovrebbe sdraiarsi sul lettino dello psichiatra per risolvere la questione della sua identità. «Da quell’interessante dibattito emergono due dati che contribuiscono, a mio modo di vedere, a tenere tirata la coperta sul naso. Il primo, riguarda il pubblico citato en passant dal cronista: poche persone e anziane. Il secondo, il solito cahier del doleance. La sensazione che emerge - continua Terpin - è ben riassunta dal concetto dello splendido isolamento che pervade la città e che viviamo con finta rassegnazione. Manca un progetto di città, recita il titolo, siamo d’accordo, manca una strategia per farci rialzare dal lettino, siamo d’accordo». Ma allora, domanda Terpin, «chi deve attrarre i giovani ai dibattiti e alla vita culturale della città? Chi deve mettere a punto una strategia, chi deve trovare idee e collocazioni dignitose ai nostri beni culturali, chi deve far sapere che a Trieste vi è la più alta concentrazione di scienziati al mondo? Insomma, chi deve cambiare il cartello e lasciare semplicemente “Trieste” con la certezza, per ora un sogno, che chi arriva nella nostra città trovi solo lo splendore?». Non manca la risposta: «Credo serva visione e concretezza, giovani donne e giovani uomini che sappiano usare fiato e testa per sostenere e guidare il cambiamento e non per gonfiare la piva del lamento senza cadere in stantie trappole ideologiche e senza lasciarsi coinvolgere in rituali tanto sterili quanto inutili».

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