Terza corsia, Tondo “ripesca” Riccardi

Affidato all’ex commissario il ruolo di soggetto attuatore per la A4. Moretton: «Si cambia tutto per non cambiare nulla»
Di Marco Ballico

TRIESTE. Renzo Tondo torna alle origini. Con il decreto 231 dello scorso primo febbraio, nomina Riccardo Riccardi, già commissario per la terza corsia per un anno e mezzo, soggetto attuatore e, di fatto, riporta la situazione all’avvio della procedura emergenziale, fine 2008. Proprio quello che il Pd ha cercato di osteggiare per mesi. Non a caso Gianfranco Moretton, ex capogruppo democratico ora con i “montiani”, è lapidario ma feroce: «Cambiare tutto per non cambiare niente». Riccardi, sostanzialmente collocato nella posizione di vice-Tondo nell’ambito dell’allargamento della A4, minimizza: «Nulla di strano, il presidente l’aveva annunciato il giorno dopo la proroga della gestione commissariale affidata proprio a lui un attimo prima di Natale».

I “de profundis” pronunciati più volte dall’opposizione vanno in archivio. L’assessore ai Trasporti, evidentemente premiato da Tondo per l’esperienza acquisita in questi anni nella partita della terza corsia, ritorna in un ruolo di primo piano, il più importante tenuto conto che nei prossimi mesi il governatore-commissario sarà impegnato in campagna elettorale e, se lo cose andranno bene, nel porre le basi del suo secondo mandato consecutivo. «Non è una novità», insiste Riccardi. Ma in realtà non può non sorprendere un iter che, tra mille curve, riporta tutto al punto di partenza. A ridosso di Ferragosto 2008, su pressing del centrodestra regionale da pochi mesi al governo dopo i cinque anni di Riccardo Illy, Tondo fu nominato commissario della A4 con la benedizione del Veneto. «Nulla osta – disse allora l’assessore ai Trasporti Renato Chisso – dato che il tratto maggiore dell’opera interessa il Fvg».

Da soggetti attuatori, una sorta di vicecommissari, operarono di lì a poco proprio Riccardi e Silvano Vernizzi. Non il quadro definitivo, tuttavia. Sempre in piena estate, a fine luglio 2011, arriva il passaggio del testimone. Tondo cede l’incarico al suo assessore. A lui onori e oneri per vincere la corsa a ostacoli per realizzare l’opera madre della legislatura. Una sfida che Riccardi accetta senza contropartite. Come il presidente della Regione, infatti, rinuncia al compenso di commissario: circa 300mila euro l’anno. «Chi è impegnato in politica deve dare l’esempio – fu il suo commento –. Come aveva fatto Tondo, ma anche come Vernizzi e me da soggetti attuatori, rinuncio all’indennità». Segue un anno e mezzo di lavoro, in una situazione complicatissima sul fronte del rapporto con le banche e in piena era Monti, quando i commissari per l’emergenza entrano nel mirino del governo. Il rinnovo al 31 dicembre? Difficile, quasi impossibile. E invece Tondo, il 22 dicembre 2012, porta a casa «il regalo di Natale». «Splendido e strameritato», sottolinea il presidente della Regione. «Chi ha lavorato fino all'ultimo politicamente e mediaticamente contro gli interessi del Friuli Venezia Giulia e della sua autonomia è ancora una volta servito – osserva Tondo con chiaro riferimento alla posizione del Pd –. Il provvedimento adottato dal governo rappresenta anche la più importante conferma della bontà della gestione commissariale».

Passa poco più di un mese e Riccardi torna in pista. Da protagonista. I rilievi durissimi scritti nella relazione dell’ispettore della Protezione civile Antonio Onorato? Evidentemente non hanno intaccato la credibilità del tecnico preferito di Tondo sulle questioni infrastrutturali. Riccardi è di nuovo soggetto attuatore, come tre anni e mezzo fa. E di nuovo rinuncia al compenso. «Non mi sono mai nemmeno posto il problema di quanti soldi siano – fa sapere –. L’unica cosa che mi è stata riconosciuta, qualche migliaio di euro, sono le coperture assicurative».

Rimane una stoccata da rifilare al Pd. Se Moretton passato a Monti pensa al Gattopardo («Cambiare tutto per non cambiare niente»), Riccardi attacca il deputato Ettore Rosato: «Il suo problema non era tanto quello del commissario, quanto che ci fosse al mio posto un funzionario dello Stato. Se uno pensa di combattere in questo modo la battaglia per l’autonomia…».

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