Tonnellate di bombe nell’area portuale di Pola

POLA Finora le operazioni di bonifica dell’ex zona militare di Vallelunga alle porte della città di Pola nel settore nord del bacino portuale, hanno portato alla luce circa 5–6 tonnellate di ordigni esplosivi, residui della Seconda guerra mondiale. Lo scrive il Glas Istre precisando che tra il materiale bellico rinvenuto figurano 500 proiettili di cannone inesplosi da 20, 40 e 195 millimetri, sui 5.000 detonatori e altri oggetti ad uso militare di grande pericolosità.
La quantità è sicuramente oltre le aspettative tanto che non sarà possibile farli brillare tutti al poligono di Marlera presso Lisignano a 8 km di distanza, una parte verrà trasportata al poligono di Slunj, nella Regione di Karlovac.
«Qui sul posto - spiega Marijan Nikolaus a capo dell’Unita Antiesplosivi degli Affari interni della Croazia - neutralizzeremo solo i detonatori più sensibili che potrebbero rappresentare un pericolo per il trasporto. Per la precisione vengono interrati in una buca profonda poi ricoperta di sabbia e quindi fatti brillare a distanza di sicurezza».
In questa che dovrebbe essere l’operazione finale di bonifica e sminamento sono impegnati una ventina di artificieri e la sua conclusione dipenderà da quanti ordigni si dovranno ancora recuperare.
Ricordiamo che due anni fa, numerose granate risalenti alla Seconda guerra mondiale erano state trovate da un passante casuale nella zona dei magazzini militari di Vallelunga, per la precisione sotto le macerie dei magazzini e altri edifici bombardati dagli Alleati.
Alcune migliaia erano state rimosse subito dagli artificieri della Questura istriana mentre parte della zona era stata delimitata e chiusa 24 ore al giorno al pubblico, che fino a quel momento vi poteva passare tranquillamente.
Ora l’Autorità portuale intende dare un’accelerazione alle operazioni in primo luogo per il fatto che Vallelunga è a diretto contatto con l’area del futuro terminal per navi passeggeri e da crociera sulla quale ha ottenuto dal governo croato la gestione a titolo di costruzione.
Una volta bonificata la zona, gli abitanti del vicino rione di Montegrande potranno tornare a passeggiare tranquillamente come facevano dagli inizi degli Anni ’90 in poi, precisamente dopo il ritiro dell’Esercito croato quando per Vallelunga era iniziato un periodo di degrado e trascuratezza.
Dai numerosi edifici che si trovano entro il perimetro veniva asportato tutto ciò che si poteva asportare per essere riciclato e rivenduto. E proprio chi scavava alla ricerca di altri tesori nascosti, si era imbattuto negli ordigni.
Quello dei residui bellici rimane comunque unproblema ancora aperto per la Croazia. Non tanto per quanto concerne il secondo conflitto mondiale, come nel caso appena illustrato, ma per quanto losminamento di interre aree dopo la cosidetta Guerra patria (1991-1995).
Se non esiste alcun pericolo lungo le coste istriane, de Quarnero e dalmate, i problemi si pongono ancora, invece, all’interno dove le operazioni di disinnesco degli ordigni finanziata principalmente dalla comunità internazionale non è ancora finita a 25 anni dalla fine della guerra che fagocitò la Jugoslavia di Tito. —
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