«Traffico a rischio ingorgo in corso Italia e via Valdirivo»

Una bocciatura doppia. Nel metodo e nei contenuti. Roberto Camus, già preside dell’allora facoltà di Ingegneria dell’Università di Trieste e docente all’ateneo locale, non è certo tenero con la sperimentazione dei cosiddetti “p days”. Quella che prenderà il via dal weekend di domani e domenica, con la chiusura al traffico veicolare di via Mazzini (da via Roma a piazza Goldoni) e via Imbriani (da corso Italia a piazza San Giovanni), per ripetersi poi nei successivi fine settimana sino a quando - nelle intenzioni del Comune - tale assetto non diverrà quotidianamente definitivo. Intanto, si parte dalle 9 di domattina fino alle 20 di domenica. E proprio sul fatto di “provare”, Camus - padre del ben noto Piano del traffico rimasto per lunghissimo tempo nei cassetti del Municipio quando a guidarlo era Roberto Dipiazza e mai concretizzato - non nasconde la prima delle sue perplessità: «Non sono molto d’accordo sulle sperimentazioni. La tecnica del traffico - osserva il docente ed esperto del settore - è materia seria: la si può studiare prima e quando la si è studiata poi la si applica, si parte. Il tentare con “o la va o la spacca” mi lascia perplesso».
Dal «no» alla sperimentazione, Camus riparte per passare all’analisi del contenuto. Cioè della chiusura di via Mazzini e via Imbriani: «Probabilmente si verificheranno altre situazioni tipo il dicembre scorso (quando il 21 il traffico si era bloccato con la chiusura di via Mazzini, ndr). Ma con qualsiasi modifica c’è inevitabilmente un periodo di assestamento, durante il quale ci possono essere momenti di congestionamento del traffico. Se la cosa è fatta bene, però, in due-tre giorni va tutto a posto. Le chiusure per una giornata, come per Carnevale o altri eventi, con la città “blindata”, poi sono un’altra cosa. Ci stanno». Tecnicamente cosa può determinare un provvedimento come quello che scatta nel fine settimana (peraltro con l’appendice serale della Notte dei saldi al sabato, e ulteriori vie off-limits alla circolazione dei veicoli, corso Italia in testa, dalle 20 in avanti)? «Questo tipo di intervento - ritorna Camus sulla chiusura delle vie Mazzini e Imbriani - modifica il percorso delle linee degli autobus del trasporto pubblico. Ci sarà più traffico in corso Italia e dall’altra parte in via Valdirivo. E quel che è peggio, diminuirà la velocità commerciale dei bus stessi. Oggi infatti viaggiano su una strada “privata” come via Mazzini (riservata al tpl, ndr), in quel modo non più. Verranno spostate le coincidenze di piazza Goldoni, uno dei due centri di forte interscambio in città. L’altro è alla Stazione centrale».
Camus batte forte sulla «commistione di traffico pubblico e privato che si creerà in via Valdirivo», con la mole di mezzi in transito su quell’arteria che aumenterà inevitabilmente. In questo senso, una questione aggiuntiva sarà data dalle «nuove fermate degli autobus, molto diverse dalle attuali in piazza della Repubblica, altro snodo molto forte. Tutte le persone - evidenzia il docente - che attendevano lì i bus si trasferiranno in via Valdirivo, dove però i marciapiedi sono più stretti...». E gli spazi per i veicoli pure. «Il mezzo pubblico non è un giocattolo che sposti - continua come un fiume in piena Camus -, con la gente che un giorno lo aspetta in un punto, il giorno dopo in un altro...». Dunque, quali soluzioni avrebbe adottato l’ex preside di Ingegneria? Nessuna contrarietà alla pedonalizzazione delle vie in questione, sia chiaro, ma per arrivarci sarebbe necessario a suo avviso un altro passaggio iniziale contestuale: «Trasformare via Mazzini in pedonale è più complicato rispetto a corso Italia. Non lo si può fare senza trattare tutto il resto: è possibile riuscirci con corso Italia riservato al solo trasporto pubblico. Nel momento in cui tolgo i privati dal corso, posso gestire via Mazzini come voglio. Altrimenti, si peggiora la situazione di traffico in corso Italia e via Valdirivo. Poi, ognuno - conclude Camus - ha le sue idee...».
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