Trasformare in un sito protetto l’area del laghetto di Bosc di Sot

Legambiente auspica che la zona umida sia sottoposta a tutela come biotopo Già censite undici specie di uccelli e quattro di anfibi d’interesse comunitario

/ Cormons

«La Regione sottoponga a tutela come biotopo naturale l’area di Bosc di Sot». La richiesta arriva da Legambiente Gorizia, che evidenzia agli uffici regionali la necessità di avviare l’iter di istituzione di un cosiddetto biotopo, meccanismo che evidenzia l’importanza sotto il profilo dell’ecosistema dell’area umida alle porte di Cormons. La Legge Regionale 30 settembre 1996 n. 42 definisce come biotopo naturale “un’area di limitata estensione territoriale caratterizzata da emergenze naturalistiche di grande interesse e che corrono il rischio di distruzione e scomparsa”. È questo, secondo l’associazione a difesa dell’ambiente, il caso dei laghi originatesi a “Bosc di Sot” dall’interruzione dell’attività estrattiva a cielo aperto dell’argilla e della vicina lanca accanto al torrente Versa. «Si tratta – si legge in una nota diramata per spiegare le motivazioni della richiesta – di 55 ettari complessivi di cui 11 occupati da acque dolci, attorno ai quali sono state finora rilevate con certezza 9 specie di anfibi, 32 di uccelli e 9 di mammiferi. Notevole il fatto che 11 fra le specie ornitiche rilevate siano inserite nell’Allegato I della Direttiva 2009/147/CE “Uccelli” (recepita dalla Legge 157/1992), che prevede per queste misure speciali di conservazione per quanto riguarda il loro habitat, al fine di garantirne sopravvivenza e riproduzione nel lungo periodo attraverso una rete coerente di Zone di Protezione Speciale, mentre 4 anfibi, l’ululone dal ventre giallo, il rospo smeraldino, la rana agile e la rana di Lataste sono inclusi nell’Allegato IV della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” (recepita dal Dpr 357/1997) e sono dunque specie d’interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa e la cui conservazione richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione».

La richiesta di Legambiente nasce dallo studio effettuato da tre scienziati naturalisti, Davide Roviani, Michele Tofful e Francesca Iorda, che spiegano come «la zona umida di “Bosc di Sot”, composta principalmente da un lago e due stagni, è un elemento unico nel paesaggio del Collio. Gli altri specchi d’acqua infatti sono di dimensioni inferiori e con caratteristiche diverse. L’integrità dell’intero comprensorio potrebbe essere garantita da un regime di tutela che impedisca stravolgimenti ambientali irreversibili, indipendentemente da quale soggetto, pubblico o privato, rileverà l’area, attualmente una proprietà privata in liquidazione».

L’intento dell’iniziativa è quello della tutela dei valori naturalistici del sito: «L’obiettivo è mirare alla conservazione della grande varietà di habitat che vi insistono e, dove necessario, al ripristino o restauro delle condizioni ecologiche compatibili al mantenimento delle sue emergenze naturalistiche». Ciò non può entrare in conflitto con l’eventuale investimento di un privato: «Anzi – prosegue la relazione – costituirebbe un grande valore aggiunto dal momento che i consumatori cercano sempre di più la sostenibilità ambientale nei prodotti che acquistano». —

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