Tribunale, Gorizia come Gela ma in Sicilia interviene il Csm

Gorizia come Gela. Perché i provvedimenti d’urgenza adottati dal Csm per garantire l’operatività del tribunale della cittadina siciliana non posso essere applicati anche al tribunale di Gorizia?
Quesito suggerito dalla tipologia di procedimenti penali in corso a Gela e in capo al giudice monocratico: morti per amianto, casi relativi al petrolchimico dell’Eni, infortuni sul lavoro, disastri ambientali colposi.
Processi che a Gela rischiavano di essere insabbiati a causa della decisione di trasferire a Catania l’unica giudice in possesso dei requisiti per celebrare processi monocratici provenienti da udienza preliminare.
E la situazione del tribunale di Gorizia - a causa dell’assenza di quattro giudici su dieci - è, sul piano delle conseguenze, analoga a quella di Gela.
Da settimane Il Piccolo segnala la crescente difficoltà di garantire giustizia in provincia di Gorizia, in un circondario dove i processi per le morti causate dall’amianto rappresentano il dato più eclatante.
Ieri anche il Corriere della Sera ha acceso i riflettori sulla situazione goriziana. Speriamo che al Csm qualcuno resti abbagliato.
Provoca un certo disorientamento sapere che i procedimenti ritenuti non prioritari che si celebrano davanti alla corte collegiale saranno rinviati d’ufficio a dopo il febbraio 2017.
Così ha disposto il presidente Sansone nel tentativo di portare a compimento i processi più “importanti”. Ma il rinvio a maggio del terzo processo amianto (44 morti) fa scattare il campanello d’allarme.
Eppure la situazione del nostro Tribunale è ben nota al Csm e al Ministero di Giustizia, che nella scorsa primavera ordinò un’ispezione. Il provvedimento traeva origine dal ritardo del deposito della motivazione della sentenza del primo processo amianto.
Da un punto di vista sostanziale il Tribunale di Gorizia era estraneo a qualsiasi responsabilità. Eppure gli ispettori sono saliti a Gorizia e hanno svolto i loro accertamenti.
Qual è stato l’esito di tale ispezione? Non è dato sapere.
Quello che invece è assodato è che non servono le polemiche a risolvere il problema.
Il sindaco Romoli ricorda di essersi già speso in passato, con successo, per salvare il nostro Tribunale: «Sollecitai il ministro Alfano affinché il Tribunale di Gorizia fosse dichiarato sede disagiata. In questo modo i trasferimenti di magistrati a Gorizia si sono resi più semplici grazie alle indennità supplettive previste, appunto, per i magistrati inviati a lavorare in via Sauro. Mi chiedo perché non fanno altrettanto i nostri parlamentari nei confronti del ministro Orlando. Lo chiedo in particolare al senatore Alessandro Maran e all’avvocato Cattarini. Il primo invece ha pubblicamente affermato che è meglio accorpare il Tribunale di Gorizia a quello di Trieste. Il secondo sostiene di essere grande amico del ministro Orlando. L’unica soluzione è agire affinché il circondario del Tribunale di Gorizia sia esteso al perimetro della Bassa friulana».
Ipotesi a lungo indicata anche dal presidente dell’Ordine degli avvocati, Silvano Gaggioli. Il collega Paolo Marchiori, presidente della Camera penale, ha espresso con chiarezza quello che sembra essere il vero problema: «Assenza totale dello Stato».
Inoltre, Romoli non ha gradito l’affermazione di Cattarini secondo cui la situazione del Tribunale di Gorizia è emblematica della «crisi e della decadenza in cui versa Gorizia con la conseguenza che cala la cosiddetta domanda di giustizia». Replica Romoli: «Gorizia non è affatto morta come ritiene Cattarini. Sta affrontando problemi di difficile soluzione, al contrario di altre realtà provinciali dove la soluzione non appare proprio a portata di mano».
Ed ora una curiosità. Chi vuole leggerla come dietrologia si accomodi; è solo una coincidenza temporale.
La precarietà cronica del Tribunale di Gorizia si è fatta acuta da settembre, quando non è stato assicurato il sostituto del giudice Nicola Russo, trasferitosi a Milano.
Poche settimane prima il Tribunale di Gorizia era finito sulla gogna di certa stampa perché si era reso “colpevole” di aver posto sequestro quattro limitate aree della Fincantieri, nell’ambito di un’indagine su reati ambientali. Apriti cielo: tutti schierati contro i giudici goriziani rei di «non lasciare lavorare gli imprenditori». Ci pensò poi Renzi a firmare il decreto salva-Fincantieri.
Ripetiamo: è solo una coincidenza temporale. La giustizia è uguale per tutti.
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