Trieste, allarme contagio nelle case di riposo: rafforzati i controlli sul personale

Guardia alzata dopo i nove casi all’Hotel Fernetti. Verifiche sanitarie ogni due settimane e appelli alla serietà fuori dal lavoro
1 maggio 2020.Tamponatura agli abitanti di Vò Euganeo. Nella foto: il tampone.
1 maggio 2020.Tamponatura agli abitanti di Vò Euganeo. Nella foto: il tampone.

TRIESTE I protocolli anti-contagio ci sono già, assicurano i responsabili delle strutture di accoglienza anziani. Ma i nuovi casi di contagio all’hotel Fernetti impongono di alzare ulteriormente la guardia sul monitoraggio del personale che entra ed esce quotidianamente da quegli edifici. Perché, come già nella prima fase della pandemia, rischiano di essere il principale veicolo del coronavirus. L’inevitabile sospetto è che l’origine del focolaio vada ricercata, non per automatica responsabilità personale, nell’operatrice sanitaria positiva al pari di otto pazienti. Un caso come se sono visti numerosi quando molte residenze, in particolare quelle private, non erano preparate alla sfida. Di qui i successivi «rigorosi protocollo di sorveglianza», sottolinea Guglielmo Danelon, amministratore delegato della Salus.

Il riferimento per Rsa e case di riposo sono le indicazioni del 24 agosto dell’Istituto superiore della sanità, un documento di 36 pagine denso di indicazioni, tradotte in regolamenti non troppo diversi da struttura a struttura. Si tratta fondamentalmente di prevenire l’ingresso di casi Covid e dunque di fare filtro sia per quel che riguarda gli ospiti che i visitatori. Con tanto di tamponi ripetuti sui pazienti e di test sierologici, più o meno ogni quindici giorni, sugli operatori sanitari. «Mese per mese stiamo perfezionando la sorveglianza – precisa Danelon – e riteniamo di avere raggiunge un elevato livello di sicurezza. Ma la preoccupazione non è mai troppa».

Di protocolli «ben definiti e applicati da tempo» parla anche il direttore generale dell’Itis Fabio Bonetta, che sottolinea pure «l’azione di sensibilizzazione nei confronti degli operatori». Un tema che entra nel ragionamento di Salvatore Guarneri, presidente regionale dell’Aiop, associazione italiana ospedalità privata. «I nostri controlli sono serratissimi prima di ricoveri e interventi chirurgici, ma lo stesso accade per l’accoglienza anziani – assicura –, in un contesto in cui gli accessi nelle cliniche sono vietati e nelle Rsa rimangono limitati e comunque sempre programmati e filtrati. Mi pare in sintesi che non ci sia l’urgenza di nuove procedure». Il tema è però quello degli operatori, che nelle prossime settimane, all’interno delle loro famiglie, vivranno come il resto della popolazione il ritorno degli studenti in classe. «Nessun catastrofismo – premette Guarneri –. Ma se durante il “lockdown” gestivamo una situazione in cui la gran parte delle attività sociali erano sospese, ora ci ritroviamo col tutto aperto, pure le scuole. In presenza di così tanti contatti, è necessario intervenire sul personale sanitario con iniziative di adeguata formazione e di raccomandazione su un’opportuna gestione anche dello stile di vita al di fuori del lavoro».

Ieri intanto si sono registrati altri 34 nuovi contagi (su 3.366 tamponi), per un totale di 4.073: 1.527 a Trieste (+14), 1.308 a Udine (+7), 899 a Pordenone (+10) e 326 a Gorizia (+3), cui si aggiungono 13 residenti fuori regione. Gli attualmente positivi da inizio emergenza in Fvg salgono a 572 (+18), ma il carico sul sistema sanitario non cambia: tre pazienti in terapia intensiva, 17 ricoverati nei reparti delle malattie infettive. Un’altra buona notizia è che non ci sono nuovi decessi (349, 197 a Trieste, 77 a Udine, 68 a Pordenone e 7 a Gorizia). I totalmente guariti ammontano a 3.152 (+16), i clinicamente guariti sono 10 (+2), gli isolamenti 542 (+16). —

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