Trieste, bacchettate europee sull’Alta velocità

TRIESTE. Delusione per come sta andando avanti la progettazione dell’Alta velocità transfrontaliera con la Trieste-Divaccia, ma addirittura bacchettate a Friuli Venezia Giulia e Veneto per il mancato accordo sul tratto interregionale che pure è tutto in territorio italiano. Il coordinatore europeo del Corridoio Mediterraneo, l’olandese Laurens Jan Brinkhorst, per ironia della sorte causa un problema di trasporti, arriva alla riunione della Commissione per gli Affari economici dell’Ince, nel palazzo di piazza Unità della Regione soltanto nel primo pomeriggio.
Non si sa se approffitta del fatto che ormai le autorità istituzionali hanno da tempo lasciato il tavolo della presidenza o se avrebbe preferito che stessero a sentire, fatto sta che rispondendo preliminarmente ad alcune domande dei giornalisti, si mette a sparare.
«Ogni Corridoio transfrontaliero presenta difficoltà anche perché i governi danno comunque priorità ai progetti nazionali - afferma Brinkhorst rischiesto di un parere rispetto al procedere della pianificazione delle tratte locali - ma sono deluso di come Italia e Slovenia si stanno comportando riguardo alla Trieste-Divaccia anche perché l’ammontare del finanziamento che verrà concesso dall’Unione europea dipenderà dalla celerità con cui avanzerà il progetto».
Massima reprimenda dunque per la Trieste-Divaccia? Non solo. «Come si può pretendere di accelerare su questo tratto trasfrontaliero - ha proseguito Brinkhorst - se non si è capaci nemmeno di arrivare a un accordo tra le due regioni italiane sul tratto tra Veneto e Friuli Venezia Giulia? È da anni che se ne discute invano senza arrivare ad alcuna conclusione».
Non è però ancora il caso di gettare la spugna. «Non sono senza speranza - ha concluso il coordinatore del Corridoio Mediterraneo - anche se temo si dovrà ripetere la minaccia di togliere i fondi che già fece l’Unione Europea quando Italia e Francia non si decidevano a cofinanziare il tunnel della Trieste-Lione. Allora i due Paesi si misero d’accordo e di conseguenza ci auguriamo che dal primo gennaio 2018 questo tratto entri in funzione».
Un concetto che lo stesso Brinkhorst ha meglio esplicitato nel discorso tenuto poi dinanzi alle delegazioni dell’Ince: «A lungo Italia e Francia non avevano voluto pronunciarsi sul cofinanziamento del tunnel, ma quando l’Ue ha annunciato che avrebbe ritirato il finanziamento del 40% dell’opera, questi due Paesi si sono finalmente decisi a fare lo stanziamento».
Oggi le risorse Ue per i corridoi europei sono triplicate, secondo quanto ha spiegato il coordinatore, e dal 2014 anche Bei e Bers risultano molto più coinvolte. «Dall’anno scorso - ha rilevato Brinkhorst - i Paesi europei hanno un piano di lavoro comune nell’ambito dei trasporti. Nove corridoi intermodali sono stati individuati come prioritari da tutte e 28 le nazioni dell’Unione europea. Entro il 2030 tutti dovranno essere “compatibili”. Il Corridoio Mediterraneo fa dell’Italia, che altrimenti sarebbe rimasta isolata a causa delle Alpi, lo snodo dei collegamenti tra Ovest e ed Est. Tra Siviglia e il confine dell’Ucraina è lungo tremila chilometri e considerata una fascia di 100 chilometri sopra e sotto coinvolge direttamente il 17% della popolazione europea attraversando zone che concorrono al 18% del Pil del continente».
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