Trieste, Fincantieri: no all’aumento di capitale

TRIESTE La smentita in merito alle voci di un aumento di capitale in vista non è bastata. Fincantieri ha vissuto ieri un'altra giornata di autentica passione in Borsa, chiudendo la seduta in calo del 3,33% a quota 0,46 euro. A metà giornata il calo era arrivato a superare addirittura il 4,3%, salvo poi recuperare nella parte finale di seduta grazie alle ricoperture.
A pesare è stata soprattutto la delusione per i dati relativi ai primi nove mesi del 2015 (comunicati martedì dopo la chiusura della Borsa), risultati nettamente inferiori alle attese. L'ultima riga di bilancio ha segnalato una perdita netta di 96 milioni di euro contro un utile di 42 milioni registrato nello stesso periodo del 2014.
L'Ebitda è sceso a 6 milioni dai 207 dei primi nove mesi del 2014, mentre i ricavi sono saliti leggermente, da 2,96 a 3,03 miliardi. Al 30 settembre la posizione finanziaria netta risulta negativa per 506 milioni, da una cassa positiva per 44milioni a fine 2014.
A poco è servita la rassicurazione del management, in merito allo studio in atto di un nuovo piano industriale «che terrà conto dell'esito delle rilevanti trattative commerciali in corso e dei conseguenti piani produttivi ed espliciterà le modalità di risoluzione delle criticità citate e gli obiettivi economico-finanziari di breve e medio termine». Una nota che doveva servire a rassicurare gli investitori, ma che ha prodotto l'effetto opposto, creando incertezza in merito alle prossime mosse della società.
La delusione del mercato è apparsa chiara sin dall'apertura di Piazza Affari, con il titolo che nelle prime battute di ieri ha toccato nuovi minimi storici. I risultati dei primi nove mesi hanno spinto Mediobanca Securities a ridurre la raccomandazione da "outperform" a "neutral", con il prezzo obiettivo dimezzato da 0,97 a 0,48 euro. Gli analisti hanno definito i conti «drammatici, con l'Ebitda del segmento Shipbuilding passato in negativo».
Per gli esperti, le dimissioni del direttore generale Andrea Mangoni, annunciate nel pomeriggio di martedì, «probabilmente sono state legate a un disaccordo su strategia/aumento di capitale». In particolare, per Mediobanca il manager «probabilmente era a favore di una ricapitalizzazione e di una profonda ristrutturazione del modello di business». Un rafforzamento di capitale che invece non ci sarà, come ribadito dalla società.
«A questo punto non capiamo la sostenibilità di un modello di business che assorbe cassa quando la raccolta ordini è forte e genera cassa solo quando la raccolta scende, un aspetto che non depone a favore del prezzo del titolo», sottolineano da Piazzetta Cuccia. Mentre Equita Sim per il momento mantiene il rating "hold" e il prezzo obiettivo a 0,76 euro, pur esprimendo delusione per i numeri.
Critico anche il giudizio di Kepler Cheuvreaux, che ha diffuso una nota per annunciare che a breve verranno tagliati nettamente giudizio e target price sul titolo dopo la trimestrale e la conference call con gli analisti (al momento la raccomandazione è "hold", con prezzo obiettivo a 0,75 euro). Gli analisti si dicono colpiti negativamente non solo dalle perdite legate a Vard e al settore petrolifero, ma alla sorpresa negativa arrivata dal business delle crociere.
Collocata in Borsa nel luglio 2014 a 0,78 euro per azione, Fincantieri era fino a un massimo di 0,847 euro, segnato il 20 aprile 2015. Lo scenario triestino è mutato radicalmente dopo il profit warning lanciato dalla controllata (possiede il 55,63% del capitale e ne consolida integralmente i risultati) Vard, attiva nel filone offshore.
Quest'ultima ha segnalato un brusco rallentamento nel business a causa delle difficoltà in Brasile, mercato alle prese con una recessione da cui fatica a uscire. Da quel momento hanno cominciato a diffondersi le voci di un rafforzamento patrimoniale in arrivo per la controllante, anche se finora il management ha escluso l'ipotesi. Resta da capire se potrà reggere ancora a lungo su questa posizione in mancanza di una svolta a breve. Da inizio anno il titolo cede oltre il 40% e ormai capitalizza 800 milioni di euro.
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