«Quel 12 giugno ha ridato un futuro alla città»: 81 anni fa Trieste liberata

Ricordata in Municipio e in piazza Unità la fine dell’occupazione jugoslava

Lorenzo Degrassi
Le cerimonie in piazza Unità e nella sala del Consiglio comunale venerdì mattina. Fotoservizio Andrea Lasorte
Le cerimonie in piazza Unità e nella sala del Consiglio comunale venerdì mattina. Fotoservizio Andrea Lasorte

Ottantuno anni dopo la conclusione di una delle pagine più controverse e dolorose della propria storia, Trieste ha rinnovato oggi, venerdì 12 giugno, il ricordo della fine dell’occupazione jugoslava che si protrasse dal 1° maggio al 12 giugno 1945. La città ha celebrato infatti l’anniversario dell’uscita delle truppe dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia e la quinta edizione della Giornata della liberazione della città di Trieste dall’occupazione jugoslava, istituita dal Comune nel 2020.

Le celebrazioni si sono aperte nella sala del Consiglio comunale, luogo simbolico della rappresentanza cittadina, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, delle associazioni combattentistiche e d’arma e di numerosi cittadini.

Una ricorrenza che continua a suscitare profonda partecipazione, perché richiama alla memoria i 40 giorni che seguirono la fine della Seconda guerra mondiale e che per Trieste non coincisero con il ritorno immediato alla libertà. Quel periodo è ricordato per i gravi fatti che lo caratterizzarono. Arresti, deportazioni, uccisioni e sparizioni operate dalla polizia politica jugoslava segnarono profondamente la città e il territorio giuliano. Una tragedia richiamata anche nella motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare conferita alla Città di Trieste.

Ad aprire la cerimonia è stato il presidente del Consiglio comunale Francesco Panteca, che ha rivolto il proprio saluto alle autorità presenti. «Oggi ci ritroviamo nella sala dei cittadini per ricordare una delle pagine più dolorose della storia cittadina», ha affermato, ricordando anche come «il 12 giugno 1945 abbia rapprese

L’intervento commemorativo è stato quindi affidato all’assessore comunale al bilancio Everest Bertoli, presente in rappresentanza del sindaco. Un discorso articolato che ha ripercorso gli eventi del 1945, distinguendo la situazione vissuta da Trieste rispetto al resto dell’Italia liberata. L’assessore ha richiamato episodi simbolici di quei giorni, dalla sorte dei finanzieri poi infoibati a Basovizza alle manifestazioni patriottiche del 5 maggio 1945 represse nel sangue. Ha ricordato inoltre l’immediata estromissione dei comandi partigiani italiani da parte delle autorità jugoslave e il tentativo di integrare la città nella futura Jugoslavia. «Delazioni e arresti, deportazioni e uccisioni in foiba, marce forzate e campi di concentramento, terrore e repressione», ha affermato Bertoli, «queste erano le caratteristiche della liberazione declinata secondo Josip Broz Tito», ricordando come la presenza delle truppe alleate consentì l’apertura di una trattativa internazionale che portò alla definizione della linea di demarcazione e all’uscita delle forze jugoslave dalla città. Particolarmente significativo il passaggio dedicato al 12 giugno 1945, quando le immagini di piazza dell’Unità gremita di cittadini con il tricolore accolsero l’arrivo degli angloamericani.

«Trieste, Gorizia, Monfalcone e Muggia riconoscono il valore del 25 Aprile come celebrazione nazionale della Liberazione dal nazifascismo, ma hanno istituito inoltre la ricorrenza del 12 giugno, in aggiunta e non in contrapposizione», ha sottolineato l’assessore, definendo quella data il giorno in cui gli abitanti poterono tornare a manifestare liberamente la propria identità. A portare il saluto della Regione Friuli Venezia Giulia è stato l’assessore alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti. «È doveroso commemorare il passaggio storico della fine di quei 40 giorni con una cerimonia ufficiale», ha dichiarato, «necessaria a tramandarne la memoria e a celebrare quella che rappresenta la vera liberazione di Trieste».

Roberti ha evidenziato come questa ricorrenza sia stata riconosciuta dalle istituzioni soltanto in tempi recenti, sottolineando il ruolo svolto dal Comune di Trieste nell’istituire una giornata dedicata. Secondo l’assessore regionale si tratta di una data a lungo dimenticata, che segnò la fine di una sanguinosa occupazione caratterizzata da violenze e lutti «nel chiaro intento di annettere questo territorio alla Repubblica Federativa Jugoslava». Terminata la cerimonia in Municipio, le commemorazioni sono proseguite all’esterno. Il programma ha previsto l’alzabandiera in piazza dell’Unità d’Italia, la deposizione di una corona d’alloro alla lapide commemorativa nel Parco della Rimembranza e infine in serata il solenne ammainabandiera, al quale hanno partecipato nuovamente le autorità civili e militari.

Tra il bianco della pietra carsica, il rosso delle corone e il tricolore che ha sventolato nel cuore della città, Trieste ha così rinnovato il proprio impegno a conservare la memoria di una vicenda che continua a segnare la coscienza collettiva del territorio, nel solco dei valori di libertà, democrazia e dignità umana, riaffermati ieri con solennità dalle istituzioni.

 

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