Trieste, l’Unione paga i pranzi: crac scongiurato

La Triestina non fallirà. E semmai un domani dovesse tornare a rischio crac, per lo meno non sarebbe più per colpa degli ormai famosi diecimila euro in pranzi e cene dei giocatori rimasti in sospeso dallo scorso autunno al Cafè de Luxe di via Udine. Soldi che il presidente della società alabardata, Marco Pontrelli, ha evidentemente provveduto a saldare a chiusura di una querelle, anche mediatica, senza esclusione di colpi e di... “sms verità”, tra il club e il ristorante.
A meno che di questi tempi qualche altro ipotetico fornitore indietro con eventuali crediti non stia decidendo di passare a propria volta alle vie di fatto legali, l’Unione 2012 - per quanto è dato sapere al momento - si allontana dunque in modo decisivo dall’orlo di un paventato fallimento e pare così potersi concentrare sul fronte squisitamente sportivo in vista del prossimo campionato di serie D. Proprio ieri mattina, infatti, l’avvocato Antonio Santoro - per conto di Alessia Crasso, titolare del Cafè de Luxe - ha depositato nella cancelleria del Tribunale civile una cosiddetta istanza di desistenza, ovvero un formale atto di rinuncia alla procedura giudiziaria a carico della Triestina.
Procedura, com’è ormai noto, che era stata innescata recentemente da un ricorso per la dichiarazione di fallimento della società che sempre l’avvocato Santoro, su incarico della stessa Alessia Crasso, aveva presentato al Tribunale. A questo punto, è presumibile, al giudice Daniele Venier - il magistrato della sezione civile del Tribunale di Trieste deputato alla procedura riguardante l’Unione 2012 che si era aperta appunto a seguito della presentazione dell’istanza di fallimento, con tanto di udienza già fissata per il prossimo mercoledì 19 agosto - spetta in sostanza la firma di presa d’atto della rinuncia del creditore alle sue pretese, firma che chiuderà la pratica. Si va dritti, insomma, verso un’archiviazione dell’iter prefallimentare della Triestina. Dritti a meno di novità - onestamente improbabili ma non impossibili a priori - provenienti da situazioni completamente estranee a quelle che hanno ruotato attorno al Cafè de Luxe, a cominciare ad esempio da un’ipotetica istanza di fallimento firmata dalla Procura conseguente ad altre indagini, altrettanto ipotetiche, maturate in questo caso in campo penale e non in sede civile. Questo, però, ad oggi è puro esercizio di teoria, fatto giusto per mettere sul piatto ogni possibile finale della vicenda, anche la meno lieta.
Ma com’è che, a ridosso della pubblicazione sul Piccolo degli sms fra Pontrelli e il commercialista Massimo Muccio, marito di Alessia Crasso - sms incentrati sulla scopertura di un assegno da diecimila euro dato a maggio dalla Triestina al Cafè de Luxe - la querelle si sgonfia di colpo fino alla rinuncia del ricorso per la dichiarazione di fallimento? Perché l’istante, nel depositare l’atto di desistenza, dichiara la propria «soddisfazione». È quantomai evidente che Pontrelli ha pagato. Tutto è bene ciò che finisce bene, allora? C’è una variabile affettiva: Muccio Crasso, portierino dell’Alabarda nella scorsa stagione e figlio della titolare del Cafè de Luxe, farà parte della rosa alabardata pure quest’anno?
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