Trieste, Mazzi verso il rinvio a giudizio: bancarotta fraudolenta

Commercialista e revisore dei conti del Comune, era amministratore della fallita Alimentari Italiana. Per il pm ha distrutto i beni della spa continuando a incassare lo stipendio. A bilancio crediti inesigibili
Tommasini-Trieste-Tribunale
Tommasini-Trieste-Tribunale

L’accusa a carico del commercialista Alberto Mazzi, revisore dei conti del Comune e già al vertice dell’Ater, è di bancarotta fraudolenta riferita al crac della Alimentari Italiana Spa che aveva sede in via Errera. In pratica, per il pm Massimo De Bortoli - che ha chiuso le indagini preliminari e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio dell’indagato - Mazzi, che della società era amministratore unico, non solo ha distratto, distrutto e dissipato i beni della spa stessa, ma si è anche attribuito e ha incassato per sé i compensi di amministratore che ammontano a quasi 76 mila euro. In sostanza, per l’accusa, mentre l’azienda affondava Mazzi si è assegnato comunque il proprio stipendio. Un comportamento, per il pm, penalmente rilevante.

La Alimentari è fallita il 21 giugno 2010. I debiti della spa nei confronti del fisco e degli istituti previdenziali avevano raggiunto nel 2007 i 78mila euro, nel 2008 i 217mila e nel 2010 erano arrivati a 436mila euro. Secondo le indagini della Guardia di finanza, Mazzi aveva in pratica messo a bilancio al 31 dicembre 2007 crediti per 900mila euro ritenuti dal curatore inesigibili. Un castello di carte che si basava su denaro che avrebbe dovuto ricevere da clienti in realtà a loro volta falliti.

«Quanto accaduto - aveva dichiarato il commercialista all’indomani del fallimento della società che amministrava - è una situazione figlia di questi tempi. Abbiamo fatto di tutto per evitare il crac, ma è arrivata la crisi e a un certo punto le banche hanno chiuso i rubinetti del credito. Poi i 16 dipendenti sono stati messi in cassa integrazione e quindi in mobilità».

Ma c’è di più. Nei guai è finita Tatiana Crivilliè, 35 anni, geometra autrice della perizia relativa agli immobili. Secondo il pm Crivilliè e Mazzi avevano fatto apparire in contabilità una situazione patrimoniale ben diversa da quella reale, per un verso evitando di svalutare i crediti per almeno 216mila euro, e per l’altro gonfiando il valore degli immobili. Nello specifico il geometra Crivilliè aveva valutato il valore degli immobili in quasi 2 milioni e 800 mila euro. Il curatore fallimentare Giorgio Lenardon aveva indicato la cifra più realistica di 800mila euro. Come è evidente, una sopravalutazione di 2 milioni di euro che secondo il pm De Bortoli doveva servire per dimostrare comunque una notevole solidità della società. Ma in base alle indagini quello architettato dal commercialista Mazzi era soltanto un castello di carte. Tutto finto, insomma.

Nei guai è finito anche Nicola Panarella, 52 anni: ha emesso alcune fatture per operazioni inesistenti per la somma di 66mila euro come rappresentante legale della società Shw, riconducibile allo stesso Mazzi.

La Alimentari Italiana fino a qualche anno fa dava lavoro a 35 persone e aveva in organico dieci piazzisti che, come si leggeva sul sito internet ancora attivo fino ad alcune settimane dopo il crac, «riforniscono ogni mattina la piazza di Trieste. Abbiamo in attivo più di 800 clienti sparsi su tutto il territorio italiano. La nostra produzione è indirizzata esclusivamente verso la qualità, con un'attenta selezione delle carni e un'accurata lavorazione che viene effettuata dai titolari e da tecnici di lunga esperienza e grande passione. La maggior parte della lavorazione viene fatta a mano con l'utilizzo minimo di macchinari, in questo modo possiamo avere il controllo di ogni singolo prodotto. Tutti i nostri lunghi sforzi ci hanno portato a ottenere dei prodotti di alta qualità a prezzi altamente competitivi». Poi, il fallimento. E le vicende giudiziarie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo