Trieste, pesta l’anziana zia e poi cerca di ucciderla. La Polizia entra in casa e lo ferma in tempo

TRIESTE Paura e sangue in Strada vecchia dell’Istria. Un sessantenne triestino ha tentato di uccidere in casa l’anziana zia. Prima l’ha pestata selvaggiamente colpendola con schiaffi e pugni in faccia e al torace. Poi le ha messo le mani al collo per strangolarla, quindi ha afferrato una coperta e gliela ha premuta sul volto e a lungo. Voleva soffocare la donna.
Il drammatico episodio, di cui si viene a conoscenza soltanto ora, si è verificato nella notte tra mercoledì e giovedì in un condominio del civico 7.
La vittima, una settantacinquenne triestina che soffre di una menomazione fisica e di problemi di deambulazione, è stata salvata grazie all’intervento della Polizia, allertata da un vicino di casa che aveva sentito le urla disperate dell’anziana.
Il nipote è finito in manette e portato in cella al Coroneo: si chiama Alessandro Mattarelli. Il pm Massimo De Bortoli ha aperto un fascicolo a suo carico per tentato omicidio. Questa l’accusa.
Ieri il gip Luigi Dainotti ha convalidato l’arresto e applicato la misura cautelare in carcere, accogliendo così la richiesta del pubblico ministero.
La vicenda è stata ricostruita nei particolari grazie alle indagini della Polizia.
Sono circa le 2.30 di notte quando avviene la brutale aggressione nel condominio di Strada vecchia dell’Istria 7, dove abita la settantacinquenne.
Nipote e zia poco prima erano a cena in una trattoria di Servola. Al rientro a casa scoppia una lite. Il motivo? Del tutto banale, da quanto risulta.
Ma il sessantenne va in escandescenza. Si scaglia contro l’anziana e inizia a prenderla a schiaffi e a pugni, sia al torace che al viso. Lo fa ripetutamente, con una rabbia assassina.
La settantacinquenne cerca di schermirsi, urla. Ma nulla può contro la forza del nipote. E l’uomo non si ferma. Anzi, fa di più: afferra la zia alla mascella e la spinge sul letto della cameretta. A quel punto le prende la gola e gliela stringe forte. La donna respira a fatica e non riesce a liberarsi dalla morsa. Il nipote lascia il collo e agguanta una trapunta accanto al letto, la piega in quattro e inizia a schiacciarla sul visto della vittima. “Devi morire, devi morire!”, grida.
Mattarelli deve aver premuto per almeno dieci minuti, secondo la relazione del medico legale intervenuto sul posto, il dottor Fulvio Costantinides.
La settantacinquenne cerca di divincolarsi gridando disperatamente aiuto. Un vicino sente tutto e chiama i soccorsi.
La Polizia piomba al civico 7 di Strada vecchia dell’Istria in pochi minuti. Quando arrivano, gli agenti battono con forza sulla porta dell’abitazione per farsi aprire. Sono lì e lì per sfondarla. Non appena il sessantenne sente il rumore, si distrae. La donna ne approfitta per liberarsi della presa, corre verso l’ingresso e apre la porta agli agenti. Stremata, sotto choc, piena di lividi al volto e con difficoltà a respirare, si butta letteralmente tra le braccia dei poliziotti. «Salvatemi, vi prego... aiutatemi».
Ma Mattarelli, in piena furia omicida, riesce a raggiungere la zia e tenta di colpirla ancora nonostante la presenza dei poliziotti.
Il sessantenne è incontenibile. Ingaggia anche una violenta colluttazione con gli agenti. Lancia contro di loro oggetti e mobili, persino un armadio.
I poliziotti, a fatica, dopo un po’ riescono a placare l’uomo e ad arrestarlo. Ma lui, nonostante le manette ai polsi, non si calma. Grida e si agita violentemente anche mentre viene portato giù per le scale del condominio, e poi nell’auto della pattuglia e persino negli uffici della Questura.
Durante la colluttazione un agente rimane lievemente ferito a una mano (la contusione è stata giudicata guaribile in cinque giorni).
Mattarelli, difeso dall’avvocato di fiducia Walter Zidarich, ieri è stato interrogato in carcere dal gip Dainotti. Ha negato tutto: ha affermato di non aver picchiato la zia, né di aver aggredito i poliziotti. Ha ammesso solo di aver «afferrato la parente per le spalle» e di averla fatta sedere su una sedia «in quanto - a suo dire - la donna gli urlava contro e lo offendeva». Così ha cercato di giustificarsi. Ma le testimonianze della vittima e degli stessi agenti raccontano una storia decisamente diversa: un vero e proprio tentato omicidio.
«L’azione commessa contro l’anziana zia, per di più d’improvviso e senza un apparente motivo - scrive il gip Dainotti nella sua ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere - va ritenuta estremamente grave». L’indagato «ha dimostrato di non essere minimamente in grado di contenere i suoi impulsi, che allo stato sono di estrema violenza ed aggressività». —
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