L’affondo di Fedriga su piazza della Libertà: «Solidarietà trasformata in scontro politico»

Il post pubblicato dal governatore: «Deve tornare a essere uno spazio di tutti i cittadini. Un luogo da vivere in sicurezza, nel rispetto delle regole»

A sinistra Massimiliano Fedriga, a destra piazza Libertà domenica pomeriggio (foto Lasorte)
A sinistra Massimiliano Fedriga, a destra piazza Libertà domenica pomeriggio (foto Lasorte)

«Piazza Libertà deve tornare a essere uno spazio di tutti i cittadini. Un luogo da vivere in sicurezza, nel rispetto delle regole». Il presidente Massimiliano Fedriga lo ha ribadito lunedì mattina e lo ha fatto ricordando come negli ultimi mesi si siano verificati due accoltellamenti, episodi di spaccio e aggressioni: «Fino alle minacce contro gli operatori delle associazioni impegnate nella distribuzione dei pasti, che hanno portato alla sospensione temporanea dell’attività». «A questo – ha proseguito il governatore del Fvg – si aggiungono manifestazioni quotidiane svolte senza autorizzazione».

Fedriga ha ribadito anche che le disposizioni adottate da Prefettura e Questura di Trieste «vanno nella direzione di restituire sicurezza e piena fruibilità alla piazza». «Trovo inaccettabile – ha sottolineato – che alcune realtà associative trasformino la solidarietà in uno strumento di scontro politico, contestando regole necessarie per la tutela di tutti. Ringrazio la Prefettura, la Questura e le donne e gli uomini delle forze dell'ordine per il lavoro che svolgono ogni giorno a servizio della nostra comunità».

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Su piazza Libertà è intervenuta anche la parlamentare Nicole Matteoni. La deputata e segretari a provinciale di Fratelli d’Italia ha evidenziato: «Le prescrizioni della Questura vanno rispettate, anche da Linea d’Ombra. Svolgere attività di “solidarietà” non conferisce il diritto di decidere autonomamente tempi e modalità di utilizzo di una piazza pubblica, né di sottrarsi alle disposizioni adottate per tutelare la sicurezza e la libera circolazione».

Rivolgendosi direttamente alla presidente Lorena Fornasir, «che evoca una “pressione politica”», Matteoni ha aggiunto: «Chiedere il rispetto delle regole significa tutelare l’intera comunità. Essere presenti da sette anni in piazza Libertà non attribuisce alcun diritto esclusivo su uno spazio che appartiene a tutti. I triestini, i pendolari e viaggiatori hanno pieno diritto di vivere e attraversare quella piazza in tranquillità». Di qui l’invito a Linea d’Ombra a collaborare con le autorità «per individuare modalità di assistenza compatibili con sicurezza e decoro pubblico».

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Sul fronte dell’opposizione, la decisione della Prefettura di vietare nel weekend l’attività di distribuzione pasti e beni di prima necessità a migranti e persone in difficoltà è stata commentata così dalla consigliera regionale Avs Serena Pellegrino: «Quanto deciso a Trieste è l’emblema di una politica securitaria cieca e punitiva, portata avanti da chi confonde la povertà e la disperazione con un problema di ordine pubblico da spazzare via sotto il tappeto. Per anni la società civile, l’associazione Linea d’Ombra, Fornelli resistenti e decine di volontarie e volontari hanno supplito con l’umanità e il cuore al vuoto assordante delle istituzioni lungo la rotta balcanica. Oggi si risponde a tutto questo con un ordine che va contro ogni diritto all’umanità: il divieto di solidarietà. Si trasforma così un gesto di civiltà in un illecito da reprimere».

 

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