Trieste, realtà e immagine
Trieste è più o meno al centro del Corridoio V, e la distanza tra Trieste e Rotterdam è più o meno la stessa che passa tra Trieste e l'inizio e la fine del corridoio stesso. Non male come centralità geografica, e per candidarsi ad una centralità logistica. Ma le differenza tra le distanze sulla carta e quelle dei rapporti concreti può essere rilevante. È noto a tutti che molti treni sono già stati persi. la Fiera dell'Est si fa a Verona; già che c'erano potevano farla a Novara. Il master universitario più importante sui Balcani, in Italia, si fa a Forlì; già che c'erano, potevano farlo ad Arezzo. Solo l'altro ieri ci hanno detto che Rotterdam, e non Trieste, è il perno per i traffici con l'Asia, anche per imprese in regione.
Questo fa pensare e scrivere a commentatori sconsolati che non è cambiato nulla in città, e nulla cambierà; per cui è meglio accontentarsi della luce tersa del golfo per godersi il nostro pensionamento dalla storia. Anche il G8 è stata l'occasione, decisamente impropria, per riaprire la discussione. In realtà il Forum, pur collocato a Trieste, non parlava di noi. Parlava dell'innovazione come motore ineludibile dello sviluppo su scala mondiale, e della necessità di dotare i sistemi educativi e imprenditoriali della capacità di un continuo cambiamento, pena il restare indietro e ai margini. Il Forum ha lanciato l'idea di occuparsi di un intero continente che rischia di restare ai margini: l'Africa. La Sissa, come si sa, è nata con proiezione internazionale, e da sempre svolge un'importante funzione di cerniera tra diverse aree del mondo. Se oggi, paesi nuovi che hanno iniziato una notevole dinamica di sviluppo, sono dotati di risorse scientifiche adeguate, questo, per i decenni passati, va ascritto anche a suo merito, nel senso di aver disseminato i primi semi che poi si sono moltiplicati.
Oggi, è chiamata ad estendere questa funzione, di essere il perno del trasferimento di conoscenza e tecnologia al continente africano, per poterlo inserire nella dinamica mondiale della crescita. È un progetto necessario e lungimirante. Forse, nell'entusiasmo, ci si è abbandonati a qualche illusione. Lo sviluppo tecnologico non è e non può essere di per sè, oggi, la chiave per iniziare lo fuoriuscita dell'Africa dalla povertà. La chiave sta nella volontà dei paesi sviluppati, ma direi soprattutto dell'Europa, di portare stabilità politica in Africa. In questo continente si sta giocando una partita gigantesca per portare a compimento il processo iniziato con la decolonizzazione. Si tratta di costruire realtà politiche in grado di governare la fuoriuscita della povertà in cooperazione, e non in guerra, con i propri vicini. L'attenzione del Forum verso l'Africa parla di questo. Una volta che sarà raggiunta la stabilizzazione politica, solo allora l'economia africana potrà decollare; le condizioni di questo decollo si stanno costruendo, caoticamente, proprio adesso, sotto i nostri occhi. Anche se noi vediamo solo le ricadute del caos su di noi, come richiesta di aiuti per le emergenze, e come emigrazione. Allora, sarà più che mai necessario che l'Africa possa agganciarsi ai ritmi e alle modalità dell'innovazione scientifica e tecnologica mondiali; e per questo bisogna cominciare a lavorare da subito, per essere pronti domani.
Cosa ci resta a Trieste, partito il G8? Ci resta la legittima soddisfazione per essere stati scelti. Ci restano le iniziative che sono state messe in piedi e di cui centri triestini sono componenti cruciali. Ci restano i progetti che qui cominciano a muovere i primi passi. Quello di portare a Trieste l'Istituto tecnologico europeo. Quello della Microsoft di fare perno su Trieste per far fare un salto di qualità all'uso dell'informatica nelle imprese della regione. Non ci resta quello che non poteva restare, né a Trieste, né altrove: l'annuncio di una grande fase di sviluppo. Il G8 non poteva farlo, né era suo compito farlo. Era, e resta compito nostro. Ecco perché la divisione, scontata, tra i commentatori, è fuori luogo. Gli uni compiaciuti dell'immagine che l'evento restituisce alla città, e convinti che l'immagine corrisponda alla realtà, e gli altri che insistono sulla distanza della realtà della città dalla sua immagine. Bisognerà pure uscire dal dilemma, e cominciare a lavorare per avvicinare la realtà all'immagine. È un lavoro di lunga lena. Sono molti in città che lo hanno già cominciato. Né compiaciuti, né sconsolati.
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