Trieste, sfascia due auto e va al bar. Assolto: «Ha bevuto dopo»

TRIESTE Va a sbattere contro due auto in sosta, i Carabinieri lo trovano con ben 3.28g/l di alcol nel sangue, ma il giudice alla fine lo assolve. È andata indubbiamente bene a Ratko Nikolic, un cinquantatreenne di origini serbe residente a Trieste. Come ha fatto? Semplice, il serbo si è giustificato dicendo di essersi ubriacato «dopo» l’incidente: mentre aspettava l’arrivo delle forze dell’ordine e del carro attrezzi è andato a farsi qualche bicchiere in un bar accanto. E il suo legale, l’avvocato Andrea Cavazzini, è riuscito a dimostrarlo in tribunale.
Non sapremo mai se l’uomo aveva alzato il gomito anche prima del sinistro, come sospettava il pm Pietro Montrone titolare del fascicolo d’inchiesta. Qualche dubbio in effetti rimane, considerando la dinamica dell’impatto.
Siamo nella parte alta di via Marconi, poco oltre l’incrocio con via Torricelli. La strada, che porta verso via Fabio Severo, superato il giardino pubblico, si restringe ma è dritta. Nikolic la percorre al volante di una Volkswagen Golf. Non si sa perché ma il serbo, quando è in prossimità del civico 5, all’improvviso perde il controllo del mezzo, sbanda, e finisce contro due veicoli regolarmente parcheggiati sul lato destro. Si sarebbe rotto il semiasse della macchina: è questo che provoca l’incidente? Così, almeno, sostiene l’automobilista.
Il fracasso provocato dall’impatto mette in allarme i residenti e alcune delle persone che abitano nelle vicinanze scendono in strada, tra cui uno dei proprietari delle due auto danneggiate.
Proprio in quel momento, per puro caso, passa in via Fabio Severo il figlio del cinquantatreenne che si accorge del disastro. Si ferma, cerca di capire cos’è accaduto, e fa da interprete al padre che parla poco l’italiano. Il serbo è molto agitato per lo scontro e i soccorritori non arrivano ancora. L’uomo è nervoso. Che fa? Per ingannare il tempo e calmarsi, si infila nel locale all’angolo della strada, proprio all’altezza del punto in cui è avvenuto il sinistro. E ordina da bere. Ma non un bicchiere d’acqua minerale o un succo di frutta, bensì due o tre bicchierini di Vecchia Romagna in compagnia di un amico già presente nel bar.
Circostanza, questa, confermata dai testimoni sentiti durante il processo. E pure dal figlio che si occupa personalmente di compilare il modello di constatazione amichevole dell’incidente con il proprietario del mezzo coinvolto.
Dopo mezz’ora giungono sul posto sia i Carabinieri che il carro attrezzi. I militari dell’Arma, come da prassi, sottopongono il cinquantatreenne all’alcoltest: l’uomo ha 3.28g/l nel sangue al primo accertamento e nuovamente 3.28g/l alla seconda verifica. La legge, si sa, fissa un preciso limite per chi è alla guida: 0,5. L’uomo, insomma, è letteralmente sfatto. La vicenda è penale, tanto che il pm domanderà per l’imputato 1 anno di arresto e 600 euro di ammenda, oltre alla revoca della patente.
Però non c’è alcuna prova che Nikolic, al momento del sinistro, guidasse già in stato di ebbrezza. Nessuno in tribunale è stato in grado di dimostrarlo, visto che il test con l’etilometro non viene fatto quando il serbo è al volante dell’automobile ma appena più tardi. Circa mezz’ora o un’ora dopo.
Il processo, poi, ha di fatto chiuso il cerchio. Oltre agli avventori del locale che hanno riferito di aver visto il cinquantatreenne entrare in bar e bere, sono state anche le risposte del proprietario dell’auto ammaccata a giovare sulla posizione dell’imputato: di fronte alle domande in aula del giudice Enzo Truncellito, il residente ha affermato di essersi accorto che, in effetti, il serbo non si esprimeva bene. Ma, a suo avviso, non perché era ubriaco, ma perché non parlava bene l’italiano. «Il fatto non sussiste», recita la sentenza.
L’accusa del rocambolesco incidente in via Marconi causato da una guida in stato di ebbrezza, si è così dissolta nei tre bicchierini di brandy bevuti nel bar che il serbo si è ritrovato miracolosamente davanti alle auto che aveva sfasciato. Nikolic non può che brindare.
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