Trieste, sì all’ordinanza anti-sforamenti alla Ferriera di Servola

Battaglia in aula tra le proteste degli abitanti. Il sindaco accoglie la mozione di Sel sulla cockeria. Bocciato il testo M5S-Pdl
L'aula del consiglio comunale
L'aula del consiglio comunale

TRIESTE Ancora una volta la Ferriera di Trieste ha incendiato l’aula del Consiglio comunale. Sono state discusse ieri due mozioni sull’impianto che incombe su Servola: una del capogruppo di Sel Marino Sossi, accolta dal sindaco, e una firmata dai capigruppo Pdl e M5S Lorenzo Giorgi e Paolo Menis.

Non è mancato neppure un arrabbiatissimo pubblico servolano. La seconda mozione ha chiesto un’ordinanza per chiudere l’area a caldo. Roberto Cosolini ha risposto che se entro dicembre le emissioni non saranno state ridotte promuoverà un accordo di programma per la chiusura «progressiva».

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Sel ha presentato il suo testo per prima, chiedendo alla giunta di intervenire sul gruppo Arvedi con un’ordinanza volta a ridurre l’andamento della cockeria, visti i frequenti sforamenti dei limiti di legge delle emissioni. «Serve poi un progetto vero di riconversione, altrimenti anche i 300 posti di chi oggi lavora nell’area a caldo un domani saranno a rischio, quando Arvedi chiuderà l’altoforno e assumerà altre persone, con altri contratti, al laminatoio», ha spiegato Sossi.

Giorgi ha poi illustrato la mozione di Pdl-M5S: «La Ferriera è il cancro di questa città. Arvedi ha detto che sarebbe stato il primo al mondo ad adottare entro dicembre un sistema che avrebbe assorbito tutti i fumi della cockeria, riducendo l’inquinamento a zero. Ora parla di verifiche in aprile. Tengano fede alle promesse: se a dicembre continueranno gli sforamenti, si chiuda l’area».

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È quindi intervenuto il sindaco Cosolini: «Accolgo la mozione di Sossi. Per l’altra ritengo che non esistano i presupposti giurifici: la chiusura dell’area a caldo non si può fare con un’ordinanza in base al mancato rispetto di un accordo. Si può sospendere o interrompere l’attività, ma la cessazione non può essere adottata in un simile caso».

Proteste dal pubblico. E dichiarazioni di voto. Respinto un emendamento di Paolo Rovis (TsP) per modificare il termine «ordinanza» nel testo: «Non voteremo più alcun documento al riguardo. Ormai sono atti inutili» ha dichiarato allora il consigliere. Il capogruppo del Pd Marco Toncelli ha contestato «una mozione che non rende merito al lavoro fatto dalla giunta che quotidianamente mette la faccia su questa vicenda. Mozione che purtroppo, a dispetto del tentativo di Rovis, è rimasta strumentale e pertanto non fa certo il bene degli abitanti di Servola».

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Così Menis: «Perché secondo il sindaco si può ridurre la produzione ma non annullarla? Se il Comune non può far nulla, lo ammetta». Il sindaco è poi intervenuto di nuovo, mentre il pubblico si animava: «Se alle scadenze previste non vi saranno i risultati richiesti questa amministrazione promuoverà la progressiva chiusura attraverso un accordo di programma». La mozione è stata respinta al voto. Il commento di Giorgi: «Se la Lista indipendente, Un’Altra Trieste e Trieste popolare avessero votato a favore invece di astenersi saremmo andati in pari e l’avremmo potuta riproporre».

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