Trieste sul podio con Granbassi e Di Buò

Nel tiro con l'arco un'altra medaglia triestinina: Ilario Di Buò, con i compagni di squadra Marco Galiazzo e Mauro Nespoli, ha vinto l'argento olimpico a squadre
PECHINO Trieste due volte sul podio. La portano prima Ilario Di Buò con una medaglia d’argento nel tiro con l’arco a squadre e a ora di pranzo arriva il bronzo di Margherita Granbassi nel fioretto. Soccombe con la Vezzali, ma si rifà con la Trillini.


Malgrado il colore, quella di Margherita non è una medaglia di cioccolata. Anzi. Un bronzo alle Olimpiadi di Pechino ha sempre un suo peso specifico, anche se l’oro di Valentina Vezzali è un’altra cosa. E’ la festa del Dream Team del fioretto femminile alla quale non ha potuto unirsi Giovanna Trillini battuta nella finale di consolazione, che valeva però il podio, proprio dalla Granbassi (15-12). Ma è anche la festa del judo grazie all’oro di Giulia Quintavalle. Una giornata spruzzata di rosa ma non solo.


Altro che medaglia di cioccolata, Margheritona dopo l’ultima stoccata non stava più nella pelle. Era felice per questa prima medaglia olimpica che invece le era sfuggita ad Atene. Un traguardo sudato e meritato, dopo aver fatto fuori le quotate russe Nikichina e Lamanova (già il nome era tutto un programma).


Nonostante le frequenti apparizioni in tivù e quelle copertine sui giornali patinati, la Diva Margherita è rimasta una grande atleta. Umile, decisa, concentrata come ai tempi migliori. Si diceva anche che non fosse al top della condizione fisica ma in pedana la Granbassi ha tirato con grande grinta come nei giorni migliori soccombendo solo in semifinale, anche se in maniera netta, contro un’extraterrestre del fioretto come Valentina Vezzali. Doveva essere la finale (e quindi sarebbe arrivata una medaglia d’argento) ma il destino o meglio il tabellone ha voluto diversamente. Tra Valentina e Margherita si è inserita la coreana Hyunhee come terzo incomodo. La Trillini non era riuscita a sbarrarle la strada.


La triestina Granbassi, che da grande vuole fare la giornalista, ieri a fine gara è stata onestissima: «La Vezzali era tre gradini sopra di me». Discorso chiuso, anche perchè la gara non ha avuto storia. Due anni fa, ai mondiali di Torino, era andata in tutt’altra maniera. L’emergente Margherita aveva infilzato la veterana. La prima aveva sfoderato una prestazione sorprendente, del tutto sopra le righe, la seconda invece era mancata soprattutto sul piano mentale.


Dalla summa di questi fattori era scaturito il trionfo della triestina. Una consacrazione che l’aveva subito catapultata sulle prime pqgine di giornali. Media e il mondo dello spettacolo s’erano accorti del suo volto gentile. Gestire questa improvvisa celebrità e tutti gli impegni che ne sono derivati non deve essere stato semplice. Bisogna allenarsi tanto e sottoporsi a grandi sacrifici per restare in alto altrimenti arrivano le nuove leve a mangiarti la merenda.


E poi bisogna anche fare i conti con l’invidia o l’insofferenza delle compagne. La squadra azzurra è unita ma una volta in pedana ognuno pensa a se stesso. Vezzali e Trillini non hanno mai fatto una polemica, ma sicuramente tutti quei riflettori puntati sulla Granbassi a loro non possono a volte non dare fastidio. E’ umano. Ma anche ieri Margherita ha dimostrato che nessuno le regala mai nulla. In pedana non contano il fascino e l’eleganza.

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