Trieste torna nello spazio con il satellite Euclid

Si chiama Euclid ed è un satellite che sarà lanciato in orbita tra otto anni, nel 2020, a una distanza di un milione e mezzo di chilometri dalla Terra. Il compito di Euclid sarà quello di osservare tutto il cielo al di fuori della galassia, accumulando informazioni sui misteri dell’Universo oscuro. Nella missione, appena approvata ufficialmente dall’Esa (l’Agenzia spaziale europea), è in prima fila a livello di energie e investimenti proprio l’Italia. E un contributo importante arriverà da parte dei ricercatori dell’Osservatorio astronomico di Trieste, che hanno appreso con entusiasmo l’ufficializzazione del via libera al satellite, dopo anni di intenso lavoro e selezioni competitive.
«I vantaggi che deriveranno dalla missione Euclid, per tutti coloro che nel mondo lavorano con questo tipo di informazioni, saranno enormi – spiega Fabio Pasian, coordinatore del gruppo tecnologico dell’Osservatorio -. Ma direi che in modo particolare si tratterà di una vera e propria pietra miliare - sia dal punto di vista scientifico che da quello tecnologico - per il nostro Osservatorio, che in questo modo potrà fare un notevole salto di qualità sul fronte delle conoscenze astronomiche».
Euclid, con il suo telescopio di oltre un metro di diametro, osserverà come cambia nel tempo la struttura dell’universo sotto gli effetti della cosiddetta “energia oscura”, eseguendo una mappatura tridimensionale delle galassie grazie all’ausilio di strumentazioni particolarmente sofisticate - uno spettrografo e una fotocamera - entrambi ad alta precisione.
Saranno circa un migliaio in totale gli scienziati impegnati su questa missione, duecento solo nel nostro Paese, che insieme alla Francia guida la fila dei partner più importanti, e dove non manca un piccolo ma significativo contributo della Nasa. Per completare il suo lavoro Euclid avrà bisogno di circa sei anni, ma la speranza è che il suo compito non si esaurisca a quel punto, ma al contrario continui a trasmettere informazioni fondamentali per il futuro della cosmologia moderna. Oltre un miliardo di euro il costo complessivo della missione. Al fianco dell’Istituto nazionale di astrofisica e dell’Osservatorio triestino si muoveranno numerose università, tra cui quella triestina, che avrà una funzione di coordinamento dei dati scientifici, oltre ai tecnici della Sissa, che si occuperanno del confronto delle mappature.
All’inizio saranno una quindicina i ricercatori dell’Osservatorio astronomico impegnati in questo progetto: un numero destinato comunque a salire, considerata la natura a lungo termine della missione. Questo significa un impulso non da poco al motore della ricerca scientifica e in particolare alle giovani generazioni di cosmologi. «Euclid non ci darà soltanto informazioni sul mondo delle galassie, ma anche sulla natura della gravità, oltre a dati fondamentali sulle stelle, sulla formazione delle strutture e sull’astrofisica in generale – precisa Stefano Borgani, direttore Osservatorio -. È chiaro che anche per noi dell’Osservatorio astronomico ci sarà un vantaggio scientifico, oltre che culturale. Un’occasione per fare sistema, per creare una sinergia tra la componente tecnologica e quella scientifica, che consentirà alla nostra istituzione di fare un notevole balzo in avanti».
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