Caso Triestina, il retroscena e quel "no" di una banca locale: «Ombre sui soci nel Delaware»
Prima del blitz, un istituto avrebbe rifiutato il club per carenze sull'antiriciclaggio. Dal 2027 controlli più rigidi per tutte le società di calcio.

Emergono i primi pesanti retroscena sull'inchiesta che ha travolto l'Unione Sportiva Triestina Calcio 1918. Prima ancora che scattassero le perquisizioni della Guardia di Finanza, una banca del territorio si sarebbe rifiutata di avviare rapporti con il club. Il motivo? La società non avrebbe dichiarato l’identità effettiva delle controllanti nel Delaware che finanziano il club, sollevando dubbi sulla trasparenza dei flussi finanziari.
Secondo l'ipotesi investigativa, queste società potrebbero fungere da "scatole cinesi" funzionali al riciclaggio. Il rifiuto dell'istituto di credito sembra corroborare il sospetto di una gestione opaca delle casse societarie, scontrandosi con la normativa antiriciclaggio che obbliga le banche alla verifica rigorosa dei titolari effettivi.
Il caso Triestina anticipa quello che sarà un vero e proprio cambio di paradigma per l'intera industria del calcio. Dal 2027, infatti, le società sportive entreranno formalmente tra i settori sorvegliati: la responsabilità dei controlli non ricadrà più solo sulle banche, ma i club stessi dovranno identificare sponsor e investitori, segnalando ogni anomalia.
In un mercato globale dove capitali ingenti si spostano tra criptovalute e fondi d'investimento, il rafforzamento dei presìdi di controllo diventa una necessità. Per il mondo del calcio, spesso in ritardo rispetto ai mercati finanziari, la lente degli inquirenti sulla Triestina segna l'inizio di una nuova, e più severa, stagione di vigilanza.
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