Truffa delle ricette, condannato farmacista di 45 anni

CERVIGNANO. I medici di medicina generale Donata Venir, 62 anni, e Roberto Aschettino, 59, entrambi di Cervignano, non hanno truffato l’Ass “Bassa friulana” e non hanno neppure compiuto falsità...
Di Luana De Francisco

CERVIGNANO. I medici di medicina generale Donata Venir, 62 anni, e Roberto Aschettino, 59, entrambi di Cervignano, non hanno truffato l’Ass “Bassa friulana” e non hanno neppure compiuto falsità ideologica nelle rispettive certificazioni. È una sentenza che spazza qualsiasi dubbio sulla correttezza del loro operato quella pronunciata ieri dal giudice del tribunale di Udine, Mauro Qualizza, al termine del processo che li vedeva accusati di avere compilato prescrizioni di medicinali dopo che gli stessi erano già stati consegnati ai mutuati. Delle medesime imputazioni era stato chiamato a rispondere, in concorso, Edoardo Vidali, 45 anni, residente a Grado e titolare della farmacia “Sant’Antonio” di Cervignano. Secondo la Procura, sarebbe stato proprio lui a ideare e orchestrare la truffa. Di diverso avviso il giudice, che lo ha a sua volta assolto, adoperando per tutti la formula «perchè il fatto non sussiste». Facendo cadere anche l’ulteriore ipotesi della truffa realizzata rimuovendo le fustelle da farmaci venduti con pagamento del prezzo a totale carico del cliente munito di ricetta bianca, per poi attaccarle su prescrizioni rimborsabili e rilasciategli di volta in volta dai due medici. Esclusa la truffa, sono venute meno anche le accuse di falsità ideologica che gravavano sui soli Aschettino e Venir, per avere autorizzato l’assunzione di un onere a carico del Sistema sanitario nazionale, in assenza di controlli, anche intermedi, sulle prescrizioni rilasciate compilandole solo sulla base di elenchi quindicinali forniti dalla farmacia Sant’Antonio. L’assoluzione, in questo caso, è stata emessa «perchè il fatto non costituisce reato».

Non è andata altrettanto bene sull’unico dei fronti accusatori che vedeva Vidali imputato da solo e per il quale è stato condannato a 8 mesi di reclusione e 300 euro di reclusione (pena sospesa con la condizionale): di nuovo una truffa, questa volta gestita “in proprio” ogniqualvolta, approfittando delle giacenze di farmaci, provvedeva a defustellare la scatola inviando la prescrizione per il rimborso precedentemente presentata da pazienti che non si erano più ripresentati a ritirare i medicinali. Delle scatole rimaste prive di fustelle, Vidali si serviva poi in due modi: in parte le consegnava ad altri clienti muniti della prescrizione di quello stesso farmaco dopo avervi apposto fustelle staccate dai nuovi ordinativi e, in parte, le vendeva a clienti con ricette bianche, incassandone il corrispettivo e raddoppiando in tal modo il guadagno. Il pm Andrea Gondolo, titolare del fascicolo, aveva chiesto condanne a 1 anno e 9 mesi per Vidali, 1 anno e mezzo per Venir e 1 anno e 3 mesi per Aschettino. La discussione, a parere dei difensori, verteva in particolare sulla valenza che il formalismo normativo possa e debba avere in presenza dell’erogazione di una prestazione, ossia del diritto alla salute. «Capire, cioè – ha spiegato l’avvocato Michele Sartoretti, legale del farmacista –, se le anomalie siano lecite, laddove assicurino al meglio una prestazione sanitaria». Gli avvocati Giorgio Caruso (per Venir) e Massimo Vittor e Nicola Caruso (per Aschettino) hanno ricordato come in tutti i casi si fosse trattato di pazienti con malattie croniche o molto anziani e come le prescrizioni sospette si riferissero a situazioni (per esempio festività), in cui non era stato possibile intervenire prima.

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