Slot svaligiate con il "trucco del ferro": coppia incastrata dalle telecamere e denunciata
Colpo da decine di migliaia di euro al Bar Bon di via Roma: il titolare scopre il cavetto metallico nelle macchinette e chiama le forze dell'ordine

Slot machine letteralmente svaligiate, giocata dopo giocata, senza destare sospetti. Almeno all’inizio, poi la conta dei mancati incassi ha fatto capire che c’era qualcosa che non andava. Da lì Sando Miliavaz, titolare del Bar Bon di via Roma, ha deciso di posizionare una telecamera nella sala interna del locale, dove si trovano le macchinette, insospettito da quel viavai di persone che non aveva mai visto prima. Oltre al fatto di aver scoperto un cavetto in ferro, con all’estremità un dischetto levigato, attaccato a uno dei dispositivi. Uno strumento il cui funzionamento, racconta lui stesso, «lo ignoro ancora».
Alla fine, nei giorni scorsi sono apparsi due soggetti, un uomo e una donna adulti, che hanno attirato la sua attenzione. Notando come si stavano comportando, ha allertato le forze dell’ordine, sicuro di aver finalmente individuato chi c’era dietro a quell’emorragia di monete. Sul posto sono arrivate due pattuglie della Polizia locale, fermando il tentativo di fuga della coppia che in quel momento era seduta ai tavoli esterni del locale. Identificata, è stata poi denunciata dallo stesso Miliavaz e dalla proprietà delle slot, la stessa che detiene l’immobile.
«Ma il problema andava avanti già da un mese e mezzo circa», rivela il barista, «e prima di questi ultimi due abbiamo notato altre quattro persone agire nello stesso modo». In tutto, gli ammanchi si aggirano sulle decine di migliaia di euro, ma il conto preciso è ancora in fase di definizione.
Il modus operandi
Il meccanismo dietro a quelle “giocate” va ancora pienamente dimostrato, ma un’idea il diretto interessato se l’è fatta. «Mettevano il ferro sagomato nella fessura delle monete, come quando da ragazzini si voleva giocare con il biliardino senza spendere». La macchina quindi riconosceva quell’oggetto come un “gettone” permettendo di giocare, ma è stato notato che le vincite facevano cadere «solo monete da due euro». Di certo, Miliavaz non immaginava che una tecnica simile potesse essere applicata a dispositivi studiati appositamente per evitare truffe. «Una volta c’era il sistema per ingannare la macchina, ora si sono inventati questo». Una soluzione a dir poco “artigianale” e non più incentrata sul software, come accaduto in passato. E dall’esperienza ormai maturata dal Bon, sembra che il passaparola si sia già diffuso.
La denuncia
Già 24 ore prima dell’intervento, la collega di Miliavaz aveva adocchiato la coppia per come si comportava. L’aveva quindi segnalata al titolare e lui stesso, l’indomani poco prima di staccare dal lavoro, li ha visti entrare. Ha quindi deciso di aspettare: «La donna continuava a guardare verso la sala dove c’è il bancone, come se volesse controllare dove fossi».
I due sono stati dapprima condotti al Comando di via Fratelli Rosselli per gli accertamenti del caso, e poi denunciati. Attualmente, risultano essere a piede libero, mentre sono partite le indagini sul loro conto. Anche per verificare se, già in passato, siano capitati episodi analoghi in altri punti del territorio. «Che io sappia», osserva ancora il titolare, «non ci sono stati altri casi in città». Comunque, il barista ha voluto segnalare e rendere pubblica la vicenda proprio per mettere in guardia altri colleghi. «La certezza su come hanno agito l’ho avuta rivedendo i video delle telecamere. Abbiamo consegnato i filmati e il cavetto che ho ritrovato alle forze dell’ordine». Già in passato questo angolo di via Roma è stato preso di mira dal malaffare: «Ho avuto due furti in passato, mi hanno anche sfondato la vetrata e colpito le slot machine e la macchinetta cambia-soldi. Ma furono beccati e una persona venne pure condannata». Ora, la speranza è che si possa arrivare a una conclusione positiva anche per questo nuovo capitolo.
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