Tuffi sicuri in Alto Adriatico, gli esperti certificano l’assenza del virus in mare

TRIESTE Non c’è presenza di Sars Cov2 nelle acque dell’alto Adriatico da Barcola a Lignano. Lo certifica una ricerca di Ogs e Università di Trieste avviata a fine maggio e in grado di garantire la sicurezza del mare con l’obiettivo di tranquillizzare chi sceglierà le coste del Friuli Venezia Giulia per un tuffo e una nuotata.
«Lisagest (il consorzio che gestisce la spiaggia di Lignano Sabbiadoro, nda) ci ha chiesto se era possibile effettuare un monitoraggio del mare - spiega Paola del Negro, direttore generale di Ogs -. A questa richiesta si è aggiunta poi quella di Promoturismo Fvg, andata a saldarsi con la volontà che noi già avevamo in precedenza di effettuare uno studio su questo tema. La ricerca è stata interamente finanziata da fondi nostri e di UniTs: non abbiamo chiesto soldi ad altri soggetti proprio per garantirne l’imparzialità. I dati divulgati sono certificati e attendibili - aggiunge Del Negro -. Stiamo proseguendo con queste analisi allargando la ricerca anche agli impianti di depurazione. Per questi ultimi è opportuno attendere gli esiti conclusivi al fine di non continuare a creare confusione nelle persone come avvenuto durante il periodo più acuto dell’emergenza quando ogni giorno venivano fornite informazioni diverse».
Nello studio sono state coinvolte la San Diego State University e la Colorado State University. Il Sars Cov 2 è il virus dal quale ha origine il Covid-19, malattia che ha ucciso 345 persone in Friuli Venezia Giulia, oltre 243 mila in Italia e 13,3 milioni nel mondo. Altri studi, in Francia e in Lombardia, hanno confermato la presenza del Sars Cov 2 nelle acque reflue, con cui l’uomo però non entra in contatto, e in cui sono presenti agenti patogeni più pericolosi come quelli che portano alla Salmonella. Ogs e UniTs stanno quindi analizzando le acque che entrano nei depuratori, quelle che escono dopo la depurazione e gli effetti prodotti a livello gassoso.
Il virus inoltre potrebbe essere presente senza però avere una carica tale da poter contagiare l’uomo. «L’analisi delle acque di mare - ha spiegato Alberto Pallavicini, professore associato di UniTs - è la prima in Italia. È molto complessa in quanto vi è una forte diluizione e di conseguenza una difficoltà nel ricercare il virus».
Francesca Malfatti, professore associato dell’ateneo giuliano, è entrata nel dettaglio della metodologia di lavoro: «Il 27 maggio sono partiti i campionamenti a Barcola, davanti ai filtri di Aurisina, a centro golfo, allo sbocco della laguna di Grado Marano e a Lignano. Sono stati prelevati 2 litri di acqua dove solitamente sono presenti virus e batteri in grado di mantenere sano il mare. Li abbiamo concentrati e abbiamo estratto l’Rna per analizzarlo senza trovare tracce di Sars Cov 2». Il sistema usato è il RTqPCR sviluppato dall’Institut Pasteur di Parigi.
Pallavicini e Malfatti hanno specificato come al momento a livello mondiale le informazioni sul virus siano ancora poche e derivanti da analisi effettuate soprattutto in laboratorio le quali non tengono conto di numerosi fattori come l’esposizione al sole o all’ossidazione. Cosimo Solidoro, direttore della sezione di oceanografia di Ogs ha confermato l’esito delle analisi: «Il risultato relativo alla negatività che abbiamo ottenuto è certo. Quando ci sono scarichi a mare ci possono essere i segnali della contaminazione. In un litro di acqua di mare ci sono circa un miliardo di batteri e 10 miliardi di virus, si tratta di microorganismi non patogeni per l’uomo ma - conclude - sono gli attori principali che insieme al fitoplancton mantengono funzionante l’ecosistema marino». —

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