Uccisa dal guard rail, parte il processo

Rinviati a giudizio gli otto funzionari di Anas e Provincia accusati di omicidio colposo per la morte di Cristina Angeli nel 2011
Di Corrado Barbacini

Otto funzionari fra Anas e Provincia sono chiamati a rispondere davanti al giudice ordinario della morte di Cristina Angeli. Aveva appena 21 anni quando il 21 febbraio 2011 si schiantò, a Trebiciano, all’imbocco della Grande viabilità. Uccisa dal guard rail che aveva trafitto la sua Y10. Ieri sono stati rinviati a giudizio dal gup Laura Barresi che ha accolto le richieste del pm Massimo De Bortoli. Compariranno davanti al giudice Enzo Truncellito il prossimo 9 novembre. I nomi dei funzionari in questione sono per l’Anas quelli di Gianni Baldan, 56 anni, sorvegliante di quel tratto di strada, di Giampaolo Piacentini, 53, capo nucleo, di Mauro Ricci, 55, capo centro, e di Cesare Salice, 67, capo del compartimento, e per la Provincia quelli di William Starc e Paolo Stolfo, 66 e 51 anni, dirigenti dell’area Servizi tecnici, di Rita Benini, 59, allora segretario generale, e di Paolo Liuzzi, 54, responsabile dell’Unità operativa. Tutti sono accusati a vario titolo dal pm De Bortoli di omicidio colposo, per non aver effettuato i necessari lavori di messa in sicurezza del tratto stradale di Trebiciano. Sono difesi dagli avvocati Giorgio Borean, Michele Godina, Maria Pia Maier, Massimiliano Bellavista, Andrea e Alberto Polacco e Luciano Sampietro.

Ad attivare il coinvolgimento diretto nella vicenda giudiziaria di Provincia e Anas, a processo come responsabili civili, è stato l’avvocato Giulio Quarantotto - legale di parte civile per conto di alcuni familiari della vittima dello schianto - che, dopo la citazione da parte pm De Bortoli, nella scorsa udienza aveva chiamato appunto direttamente in causa Anas e Provicia a fini risarcitori.

L’incidente al centro di quest’inchiesta si era verificato poco dopo la mezzanotte quando Cristina Angeli stava rientrando a casa dopo una serata tra amici. La Y10, nell’imboccare una leggera curva verso destra, aveva improvvisamente sbandato. La ragazza non era riuscita a correggere la traiettoria. Così l’auto aveva puntato dritta verso la lama d’acciaio del guard rail. Come una spada, il guard rail si era infilato nel cofano e poi aveva trapassato da parte a parte la vettura arrivando fino al bagagliaio. Cristina Angeli era morta sul colpo. Tre ore prima aveva finito il suo turno di lavoro al bar Vatta di Opicina. Poi, alle 21, era uscita con alcuni amici. A mezzanotte la tragedia.

L’inchiesta del pm De Bortoli era stata aperta contemporaneamente alle dichiarazioni di Stefano Angeli, il padre di Cristina. Il quale, dopo essere andato sul luogo dell’incidente, aveva ipotizzato infatti che una delle cause della morte della figlia potesse essere riconducibile anche al guard rail installato sul ciglio di quel maledetto tratto di strada .

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