Uccise con l’auto Valentina, tre anni

Venti minuti di camera di consiglio per la sentenza nei confronti di Massimiliano Cesari. «Chiedo scusa ai familiari»
Di Luigi Murciano
Bumbaca Gorizia 10.11.2015 Processo per Valentina Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 10.11.2015 Processo per Valentina Fotografia di Pierluigi Bumbaca

GRADISCA. Condanna a tre anni di reclusione, al risarcimento dei danni cagionati ai familiari, e sospensione per due anni della licenza di guida. È questa la pena inflitta ieri dal giudice Sabrina Cicero a Massimiliano Cesari, il 35enne di Mariano del Friuli che la sera del 17 novembre di un anno fa travolse con la propria automobile la 24enne gradiscana Valentina Pugliese nel pieno centro della cittadina della Fortezza per darsi poi alla fuga. Cesari si costituì alle forze dell'ordine solamente il giorno dopo il terribile sinistro, indotto dalla decisione del passeggero che viaggiava con lui di presentarsi spontaneamente dai carabinieri. Valentina, invece, spirò due settimane più tardi al nosocomio di Udine. La vicenda ieri – con l'avvenuta condanna di Cesari - ha vissuto un suo primo epilogo. Al giudice Sabrina Cicero sono bastati poco più di 20 minuti in camera di consiglio per redigere la sentenza, dopo un'ultima udienza durata meno di tre quarti d'ora. Nell'aula 44 del Tribunale di Gorizia era presente – per la prima volta dall'inizio del processo - anche l'imputato. Dopo gli interventi del pm Laura Collini e dei legali delle due parti (Renzo Pecorella per l'imputato, Vincenzo Martucci e Diego Contini per la famiglia Pugliese), Massimiliano Cesari ha voluto rilasciare una breve dichiarazione. «Mi assumo la responsabilità dell'accaduto e chiedo scusa ai familiari», ha scandito in pochi secondi, senza apparentemente tradire alcuna emozione. E senza mai alzare neppure per un singolo istante lo sguardo da terra. E poi, il piccolo “giallo” di quella lettera di scuse che Cesari continua ad asserire di avere spedito ai familiari di Valentina, e che i Pugliese assicurano di non avere mai visto in tutti questi lunghi mesi di composto dolore. Poco più tardi, e prima della lettura della sentenza, nei corridoi del Palazzo di Giustizia si sono brevemente incrociati gli sguardi delle due madri: la mamma di Valentina e la mamma di Massimiliano. Un'istantanea brevissima, carica di tensione. Poi ognuna per la sua strada, la prima ad ascoltare con un groppo in gola la sentenza, e la seconda via da lì, ad attendere. La pena di 3 anni di reclusione inflitta dal giudice a Cesari è più severa di quanto richiesto dal pm, che globalmente per i due reati aveva invocato una condanna a 2 anni e 7 mesi. Va ricordato che il processo è stato celebrato su richiesta dell'imputato con rito abbreviato, il che ha permesso a Cesari di giovarsi di uno sconto di un terzo sulla pena infitta. Senza rito abbreviato il marianese avrebbe rischiato dai 3 ai 10 anni. Per quanto concerne il risarcimento alla famiglia Pugliese disposto dal Tribunale, sarà ora il giudice civile a quantificarne l'entità. «In attesa di leggerne le motivazioni, è la sentenza che ci attendevamo e che ci soddisfa – commentano i legali Contini e Martucci –. Inoltre in passato la giurisprudenza ci aveva abituato purtroppo anche a pene più morbide. Ora ci aspetta la partita in sede civile – proseguono – dove la fuga e omissione di soccorso possono avere un impatto notevole». Papà Salvatore e mamma Cinzia commentano con compostezza: «Niente ci restituirà Valentina e non c'è medicina che possa guarire il nostro cuore – affermano – ma in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza sentiamo che almeno in parte è stata fatta giustizia. Ringrazio di cuore i nostri legali per la competenza e l'umanità dimostrata. Quanto al ragazzo che ha ucciso nostra figlia – concludono – ci addolora che non abbia neppure avuto il coraggio di guardarci in faccia. In un anno non ci ha mai dimostrato un briciolo di umanità e la giornata di oggi non ha fatto differenza».

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