Uccise il figlio a Muggia, avviata la perizia psichiatrica
Olena Stasiuk è piantonata in ospedale da più di due mesi per aver ucciso il figlio di 9 anni. La donna rischia l’ergastolo

È iniziata in settimana la perizia psichiatrica su Olena Stasiuk, la madre omicida che il 12 novembre, a Muggia, ha tagliato la gola al figlioletto di 9 anni Giovanni Trame.
Lo psichiatra Lucio Di Gennaro, incaricato dal gip, ha 60 giorni di tempo per stabilire se la 55enne ucraina fosse capace di intendere e di volere al momento dell’efferato delitto e se la donna sia in grado o meno di stare a processo. Salvo proroghe, il responso è atteso, dunque, entro fine marzo.

L’accusa, per lei, è da ergastolo: omicidio volontario pluriaggravato. Il delitto si è consumato durante l’unico incontro settimanale “non protetto” che la donna aveva ottenuto dal Tribunale civile di Trieste. Nell’interrogatorio davanti al pm Stasiuk ha ammesso di aver accoltellato il suo bambino, fornendo spiegazioni farneticanti.
Il vero nodo a questo punto è se la donna sia imputabile e quanto possano aver influito sul delitto le sue turbe psichiche. Dopo la gravidanza la donna aveva manifestato squilibri in più occasioni, tanto da essere presa in carico (con tanto di ricoveri nelle fasi di crisi acuta) dal Centro di salute mentale.
La perizia
Alle operazioni peritali partecipano anche i consulenti delle parti: lo psichiatra Marco Novello, indicato dalla Procura; la collega psichiatra Anna Palleschi per Stasiuk (difesa dall’avvocata Chiara Valente); e infine il medico legale Raffaele Barisani per papà Paolo Trame, parte offesa nel procedimento (assistito dagli avvocati Giorgio Altieri e Ginevra Gagliardi).
Il trasferimento
Intanto si attende il trasferimento dell’indagata dall’ospedale Maggiore di Trieste a un carcere con sezione psichiatrica, come disposto a fine novembre dal gip Francesco Antoni. Il giudice aveva preso la decisione dopo che Stasiuk era stata dichiarata incompatibile con la detenzione in un carcere ordinario. Il motivo?
C’è il rischio, secondo il perito, che la donna possa compiere gesti estremi. Da qui la decisione di collocarla in una Atsm, dove è possibile coniugare le esigenze cautelari (legate al pericolo di fuga e di reiterare il reato) con quelle di cura. Lo spostamento potrebbe avvenire già nelle prossime settimane, se l’amministrazione carceraria troverà una collocazione idonea. Collocazione che sarà sicuramente fuori regione: il Friuli Venezia Giulia, infatti è sprovvisto di strutture del genere.
Di Articolazioni per la tutela della salute mentale (Atsm) ce ne sono 32 in tutta Italia, collocate in 17 diversi istituti penitenziari, per un totale di circa 300 posti. Le più vicine sono quelle del Veneto e dell’Emilia Romagna.
Se da un lato il trasferimento complicherà inevitabilmente – quantomeno a livello logistico – le operazioni peritali (fatte di colloqui e di test psico-diagnostici); dall’altro sgraverà l’impegno della Polizia penitenziaria che la piantona h24 dalla notte del delitto. Cioè da più di due mesi. Con tutti gli sforzi che questo comporta per il personale del Coroneo, ridotto all’osso, in un carcere-polveriera già ben oltre il limite del sovraffollamento.
Ancora una volta, dunque, viene al pettine il nodo relativo alla gestione (cautelare o esecutiva che sia) di persone con disturbi psichiatrici che si macchiano di gravi delitti e per giunta risultano «socialmente pericolosi». La questione riguarda anche Alejandro Augusto Meran, autore del duplice omicidio degli agenti di polizia Pierluigi Rotta e Matteo Demenego. Il 35enne dominicano deve scontare 30 anni in una Rems, ma le tre strutture presenti in Fvg non sono idonee a prenderlo in carico in sicurezza. Il dato era emerso lo scorso luglio in una relazione dello psichiatra Alfredo Brana, direttore sanitario della Rems di Calice al Cornoviglio (La Spezia), dove Meran è ospitato dal 18 maggio 2023. Una soluzione transitoria, quella ligure, che doveva durare circa un anno.—
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