«Un acconto fantasma nelle buste paga»

La Cgil con il segretario provinciale Casotto: «Il fenomeno dell’illegalità è tutt’altro che finito. L’azienda ha bisogno di aiuto»
Bonaventura Monfalcone-20.2017 Thomas Casotto-Cgil-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-20.2017 Thomas Casotto-Cgil-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
«Paghe teoriche sulla carta. Non corrispondenti alla realtà. Non si tratta solo della cosiddetta “paga globale”. Da qualche anno a questa parte emergono altre metodologie nel far figurare la correttezza formale circa gli stipendi dovuti per i quali al lavoratore finisce in tasca invece una parte. Decurtazioni alla fonte, del valore variabile, dai soli 56 euro fino a 545 euro, dichiarati come “acconti”». Lo racconta il segretario generale della Cgil di Gorizia, Thomas Casotto, che di procedure per il recupero delle somme dovute ai lavoratori ne continua a mandare avanti attraverso l’ufficio vertenze del sindacato. Il messaggio è esplicito: i conti continuano a non tornare. Casotto osserva: «È in avvio un ulteriore processo in relazione all’appalto e subappalto, ma il fenomeno dello sfruttamento degli operai è tutt’altro che finito. Comunque tutt’altro che sotto controllo. In questi anni abbiamo sempre registrato irregolarità nell’erogazione degli stipendi. Buste paga fantasiose, alterate, permessi fantasma. Ferie negate, ore di lavoro eseguite ma non segnate. E le decurtazioni che nelle buste paga assumono invece terminologie utili a far apparire la completa regolarità».


Gli acconti, dunque. Casotto esibisce alcune buste paga, relative agli ultimi otto mesi. Lo stipendio di 1.277 euro, l’acconto di 545 euro, quindi 732 euro effettivamente percepiti. E ancora, 307 euro di anticipo e il solo saldo effettivamente percepito di 1.191 euro. Altro caso: su uno stipendio di 1.642 euro, con l’acconto di 192 euro sono finiti in tasca all’operaio 1.450 euro.


Il sindacato è andato a verificare. Attraverso l’incrocio tra le buste paga e i bonifici bancari, quegli acconti non sono risultati accreditati.


Casotto li definisce «stratagemmi». Metodi già individuati da alcuni anni e che continuano a ripetersi.


Peraltro, osserva il sindacalista, «è strano che l’acconto si replichi ogni mese. Siamo di fronte ad un fenomeno, quello delle buste paga non corrispondenti alla realtà, che, in un andamento altalenante nel tempo, rimane presente. Anzi».


Certo, chiarisce Casotto, «abbiamo trovato aziende serie, ma anche non serie. Di ditte serie ce ne sono molte, ma il problema è proprio il fatto che ancora oggi si presentano al sindacato lavoratori per denunciare la loro situazione. È uno stato di cose che va sanato».


I più colpiti sono i lavoratori dell’Est europeo e del Bangladesh. Tuttavia Casotto non esclude che l’esposizione a questa fragilità coinvolga anche italiani, i monfalconesi. «Con l’inizio della crisi economica – argomenta il sindacalista – il problema ha interessato anche i lavoratori locali. È diventato di fatto un fenomeno trasversale. Non siamo più di fronte alla paga globale grazie alla quale in passato un operaio viveva bene. Il lavoratore oggi ci rimette sempre e comunque. Nella paga globale finisce dentro tutto. È molto complicato».


Il segretario della Cgil lancia una sorta di appello: «Fincantieri ha dichiarato il massimo impegno per contrastare il fenomeno. Ma a questo punto ritengo che l’azienda vada fortemente aiutata. Serve una sorta di task force, ispettori incaricati di eseguire adeguati controlli, più capillari. È evidente che Fincantieri da sola non riesce a sostenere questo sforzo. Il problema della legalità nell’appalto permane. Per questo sosteniamo che all’azienda vada dato un aiuto importante».


Casotto parla dunque di un «fenomeno mai interrotto». E a chiedergli un ordine di grandezza circa l’incidenza di questi “modus operandi”, risponde: «Quantificare la situazione è complicato. Certo è che anche pescando a caso, non è difficile trovare una paga irregolare».


Del resto il sistema dell’appalto e subappalto conta 7mila lavoratori. Attualmente si parla di circa 500 ditte complessive, anche non contemporaneamente presenti. Numeri tuttavia che cambiano, evidentemente secondo i momenti produttivi e le fasi di lavorazione. Il sindacalista ricorda comunque che l’accordo integrativo prevede il percorso alternativo di reperimento delle maestranze attraverso preferibilmente i contratti di somministrazione, avvalendosi delle aziende interinali rispetto a quelle dell’appalto. «Ma non basta, non è sufficiente», conclude.


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