Un anacronistico simulacro della “cortina di ferro”

Alla fin fine, non è stata una grande sorpresa. Quando la società Portocittà, concessionaria dell’area del Porto Vecchio ha annunciato di presentare al Tar la richiesta di annullamento della...
Di Gabriele Pastrello

Alla fin fine, non è stata una grande sorpresa. Quando la società Portocittà, concessionaria dell’area del Porto Vecchio ha annunciato di presentare al Tar la richiesta di annullamento della concessione, i dubbi sulla sua attuazione si erano già moltiplicati. Difficile credere che abbiano firmato senza avere studiato le possibilità di risolvere i nodi giuridici sottostanti. Ma è altrettanto difficile credere che i concessionari, in condizioni mutate, non sarebbero stati disponibili, per curare i loro interessi, a riaprire un dialogo con l’Autorità portuale, dialogo cui l’Autorità, non pareva essere molto interessata.

La città si è da tempo divisa tra coloro che dicono che in Porto Vecchio non si può toccare nulla, perché il Trattato di pace lo impedisce, e coloro che dicono che si può fare tutto ciò che si vuole. Come sempre la verità sta da qualche parte nel mezzo. I vincoli ci sono, ma sono rimuovibili.

Trieste ha avuto il dubbio onore di essere stata citata nel famoso discorso che Churchill fece a Fulton, e che aprì ufficialmente la guerra fredda, come uno dei poli della da allora famigerata “cortina di ferro”. Questo collocazione geopolitica al confine tra i due mondi allora in conflitto, ovviamente la poneva in una situazione di controllata speciale, per così dire, del Ministero degli esteri; un ruolo importante ce l’ha il governo, e quindi al Ministero degli esteri, cui spetterebbe l’iniziativa per giungere a certificare la decadenza definitiva dei vincoli. Nel frattempo, uno spostamento del Punto franco del Porto Vecchio sembrerebbe possibile; se di iniziativa governativa o locale non è del tutto chiaro. Ma il punto è proprio questo: chiarire si potrebbe, ma non si fa. Anzi. La presidenza dell’Autorità portuale ha fatto capire che la propria scelta è quella di non muovere quel Punto franco dalla sua collocazione storica. La questione non è l’utilità del Punto franco. Se è utile, lo è in termini di regolamenti doganali, e questi non necessitano la vista mare per essere attuabili con vantaggio degli operatori. Secondo il parere di alcuni giuristi l’unico vincolo allo spostamento sarebbe che restasse in ambito provinciale. Un’iniziativa ministeriale di chiarimento aiuterebbe, iniziativa che vista l’inazione passata sembra improbabile. Hanno cominciato a muoversi le colonne corazzate degli studi di avvocati. Ma forse l’ingaggio non è ancora davvero avvenuto. Se dovesse avvenire, una cortina di ferro scenderebbe su Porto vecchio, e passerebbe molto tempo prima che si potesse rialzare.

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