Un futuro di centrale a gas per A2A? Tavolo in Comune con Legambiente

È tempo di definire un futuro senza carbone, ma anche senza impianti energetici alimentati da fonti fossili, per l’area della centrale termoelettrica A2a di Monfalcone. È quanto hanno ribadito ieri le associazioni ambientaliste locali e i rappresentanti del rione Enel nell’incontro convocato dal sindaco Anna Cisint in municipio per fare il punto sulle prospettive dell’impianto nel momento in cui si è aperta la procedura di revisione dell’Autorizzazione integrata ambientale, ma non solo. «C’è stata una riunione il 7 giugno del tavolo tecnico al ministero dello Sviluppo economico per stabilire il futuro delle centrali a carbone – spiega Michele Tonzar, del direttivo regionale di Legambiente e di quello del circolo locale dell’associazione –. La situazione, a questo riguardo, è molto più complessa e preoccupante: nel confermare la fine del carbone entro il 2025, il ministero ne ha ipotizzato la sostituzione con centrali a gas naturale».
Una prospettiva da evitare per Legambiente, ma anche per l’Associazione ambientalista Rosmann, sia perché non sarebbe di alcun aiuto nel porre un freno ai cambiamenti climatici sia perché a Torviscosa esiste già una centrale da 785 megawatt alimentata a metano, in grado di rispondere a eventuali picchi di richiesta. Proprio davanti a queste voci le forze di opposizione in Consiglio regionale hanno depositato, con la prima firma del capogruppo dem Diego Moretti, la richiesta di convocazione per l’audizione di A2A, organizzazioni sindacali e dei due assessori interessati, Fabio Scoccimarro per l’ambiente e Alessia Rosolen per il lavoro. In base al regolamento del Consiglio, essendo stata la richiesta posta da almeno un quarto dei consiglieri, la Commissione va convocata entro 10 giorni a partire da giovedì. «Dopo essere stata calendarizzata per il 7 maggio scorso ed essere stata “annullata” (con una semplice e-mail) senza alcuna motivazione il giorno prima, sull’audizione delle parti sociali (richiesta già a febbraio dalle stesse) è calato un silenzio tombale. Che fine ha fatto tale audizione? Non ci sarà più? Perché la maggioranza sul tema non dice più nulla? Cosa sta succedendo? Preludio di qualche sorpresa?», dice Moretti sibillino.
Al tavolo Legambiente ha quindi portato la sua ipotesi di riutilizzo dell’area. Un progetto che, partendo dalla bonifica e dalla creazione di un’area verde in grado di svolgere un’azione attiva di mitigazione e gestione delle precipitazioni, prevede lo sviluppo delle energie rinnovabili (parco fotovoltaico con sistema di accumulo dell’energia), dell’economia circolare (centro di recupero e trasformazione dei rifiuti elettronici) e del porto (con elettrificazione delle banchine).
«Perché la centrale ogni giorno “pesca” 3 milioni di metri cubi d’acqua dal canale Valentinis riversandoli poi nel canale Est Ovest, che, in mancanza di questo circolo, si eutrofizza? Un cambiamento degli equilibri potrebbe creare seri problemi ai cantieri nautici che ora operano lungo il canale», aggiunge Tonzar. Il tavolo locale tornerà a riunirsi, stando a quanto assicurato dal sindaco e dall’assessore all’Ambiente Sabina Cauci, anche per raccogliere i contributi dell’Associazione Rosmann e di Fare Verde e un approfondimento che Legambiente si è impegnata a compiere sugli aspetti occupazionali. —
La. Bl.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Riproduzione riservata © Il Piccolo








