Un movimento di almeno 3mila amatori

La tragedia di Basovizza in cui ha perso la vita Andrea Miorin riporta alla ribalta il discorso sulla sicurezza in campo sportivo. Da poco è entrata in vigore la legge Balduzzi sull’obbligatorietà dell’avere a disposizione un defibrillatore in presenza di ogni manifestazione sportiva. Paolo Bergagna, ex medico della Triestina e ora presidente dei medici sportivi della Venezia Giulia, racconta come stanno le cose in realtà: «La legge dice che l’obbligo c’è ma lo Stato ha demandato alle varie regioni la data d’inizio di tale obbligo. In Lombardia ad esempio è già in vigore, in Friuli Venezia Giulia invece no. A tal proposito ricordo che lunedi prossimo alle ore 19 nella Sala Olimpia del Coni allo stadio Rocco ci sarà un incontro con tutti i presidenti delle squadre della provincia di Trieste con presente l’azienda sanitaria, un responsabile del 118, un medico locale e due magistrati per illustrare il progetto». Ma nel caso di Miorin, l’uso immediato del defibrillatore sarebbe servito a salvargli la vita? «A questa domanda - continua Bergagna - non si può rispondere, ma ad ogni modo c’è da ricordare che lo strumento una volta attaccati gli elettrodi al corpo segnala subito se andrebbe o meno utilizzato in quel caso per cui poi si sarebbe agito di conseguenza».
La tragedia di Basovizza è avvenuta nel contesto del calcio amatoriale che a Trieste è un fenomeno unico in Italia per le sue dimensioni. Tanti i campetti a sette disloccati in tutta la provincia e partite praticamente ogni sera dappertutto. Si contano oltre 250 squadre iscritte nelle varie kermesse che abbracciano la stagione invernale con oltre 3000 atleti praticanti. Quasi tutti uomini, anche perché c’è pure poi un torneo al femminile. Sino a qualche tempo c’erano ad ogni modo più compagini e le varie manifestazioni avevano qualche serie in più, ma la crisi economica del Paese che di conseguenza si è ripercossa anche da queste parti ha contribuito a stoppare questa disciplina in costante crescita. La differenza di squadre iscritte con qualche anno fa nasce dal minor numero di sponsorizzazioni. Cioè meno attività commerciali sono disposte a dare il proprio nome ad una squadra pagando in cambio l’iscrizione al torneo. Nella maggior parte dei casi infatti le squadre si autofinanziano, ogni giocatore mette almeno 5 euro a partita per giocare.
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