Un patrimonio realizzato nell’Ottocento

A chi si deve il patrimonio di parchi oggi pubblici a Trieste? A partire dal ’700 e in maniera prorompente nell’800 alle ricchezze indotte dal porto e dall’emporio internazionale: «Gli esponenti...

A chi si deve il patrimonio di parchi oggi pubblici a Trieste? A partire dal ’700 e in maniera prorompente nell’800 alle ricchezze indotte dal porto e dall’emporio internazionale: «Gli esponenti delle diverse comunità etnico-religiose qui stabilitisi - scrive Francesca Venuto nel suo saggio sulla storia del giardino in Fvg che introduce il volume edito dalla Regione - cominciarono ad acquisire terreni e immobili negli immediati contorni urbani per erigere, corredandole di giardini di delizia, ville di svago e riposo». Fra gli esempi più eclatanti, la “Mont Bijoux” del governatore della città Pompeo Brigido e villa Sartorio. Poi ci fu l’occupazione francese, ma anche in quei pochi anni avvenne qualcosa, «in accordo con il mito democratico della “promenade” si diede impulso alla sistemazione di aree verdi, come le piazze alberate e i passeggi». Nacquero Sant’Andrea, Farneto e anche l’attuale viale.

In più s’era formata una squadra di studiosi specialmente dediti alle scienze naturali, e da qui presero vita prima l’Orto botanico di via Marchesetti (tuttora affascinante per rarità di piante e fioritura di peonie proprio in questa stagione) e il Giardino pubblico, che non per niente è rimasto intitolato allo studioso e “creatore” Muzio de Tommasini. Ma poi ci fu anche il commerciante e studioso vicentino Nicola Bottacin , fondatore a Trieste della Società di orticoltura, che attorno alla sua villa di gusto nordico a San Giovanni (oggi bed & breakfast) creò un pittoresco giardino con padiglioni e vegetazione, da cui presero spunto non solo Pasquale Revoltella per la sua villa oggi elegante parco pubblico, ma anche Massimiliano d’Asburgo per creare il parco di Miramare. Al quale, a catena, s’ispirò poi il castello di Duino secondo il gusto di Marie von Thurn und Taxis che su quella rocca fiorita ospitò come si sa Rilke e D’Annunzio. E anche Domenico Rossetti fu cultore, creatore e scrittore di piante e giardini, in un’epoca in cui la ricchezza e la cultura erano all’apice. (g. z.)

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