Una statistica dalle autopsie nei decessi per Covid-19
Il cappello di Asugi, con il convoglio dell’attività istologica a Trieste, ha consentito di ampliare il campione di dati a disposizione di ricerche, studi, analisi: fondamentali quando si cerca di individuare i meccanismi delle malattie. Lo ha manifestato l’assessore all’Amianto Michele Luise, presidente Lilt. Ma il concetto è stato ribadito, ieri, dal direttore dell’Unità clinica operativa di Anatomia e istologia patologica dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste Fabrizio Zanconati, pure in municipio. «Almeno una o due volte alla settimana sono a Gorizia o a Monfalcone, oppure in entrambi i posti, per fare ciò che serve», ha riferito. Costanti, a detta sua, la centralizzazione di quelle attività funzionali a migliori sinergie e l’investimento nelle tecnologie. Quanto al tema delle patologie amianto-correlate «è nel mio dna: ero medico delle Ferrovie, ho vissuto gli scontri quando mi sono permesso di denunciare casi di mesotelioma e alla fine mi sono dimesso».
Agli esordi di specializzando in anatomia patologica Zanconati è stato consulente per i patronati nell’area isontina. A inizio anni ’90, proprio quando si affacciavano le prime vertenze. E «il fenomeno mi aveva colpito». «C’è bisogno – ha detto – di investire nella ricerca. La collaborazione non verrà mai meno: condivido l’idea del programma di screening». A Trieste quest’anno si sono svolte 800 autopsie, di cui 600 per Covid-19. Nuova fonte d’analisi, quella degli esposti deceduti per virus, ha concluso Zanconati. —
T.C.
Riproduzione riservata © Il Piccolo








