«Urgente pensare alla riconversione della centrale A2A No impianti a gas»
È urgente un progetto per la riconversione della centrale a carbone di Monfalcone a chiederlo il circolo Ignazio Zanutto di Legambiente che richiama l’attenzione sulla «crisi climatica» sempre più conclamata, (questo sarà il giugno più caldo di sempre, ogni anno supera il precedente in fatto di temperature elevate). Tutto ciò, dice Legambiente «dovrebbe attirare l’attenzione dei media e della politica, ai vari livelli. E proporre con urgenza soluzioni per ridurre l’emissione di CO2». A Monfalcone la centrale chiuderà i battenti entro il 2025 ma sul futuro dell’area, accusa una nota «non c’è sul tavolo nessuna strategia, nemmeno uno straccio di seria riflessione».
«In questo deserto di idee fin dal 2012 - continua - Legambiente ha provato a sollecitare formulando una proposta la quale, pur suscettibile di integrazioni e modifiche (diamo per scontato che ci dovrà essere una estesa area verde ai confini del rione Enel e una zona dedicata all’espansione del porto…), è rimasta l’unica sul tavolo». La precedente amministrazione regionale, a fine mandato, ha istituito un tavolo tecnico mettendo assieme numerosi soggetti con l’obiettivo di individuare un piano per attivare la bonifica dell’area e la creazione di progettualità economicamente ed ecologicamente sostenibili. «Il tavolo doveva e poteva essere migliorato (ad esempio includendo il Comune di Monfalcone, come chiesto da Legambiente) - insiste l’associazione ambientalista - ma la nuova amministrazione regionale non ha saputo far di meglio che sospenderlo». In questi giorni, del tutto in sordina ricorda Legambiente, il ministero per lo Sviluppo economico ha convocato a Roma i gestori delle centrali a carbone del nord Italia, le Regioni e i Comuni interessati (anche Monfalcone), le organizzazioni sindacali e le associazioni ambientaliste per affrontare la fuoriuscita dal carbone. Il ministero ne ha ipotizzato la sostituzione con centrali a gas naturale. Legambiente denuncia che si sta pensando a una remunerazione alle centrali pagata in bolletta da tutti i cittadini. E sostenendo che c’è energia in sovrappiù ricorda che si può pensare piuttosto a sistemi di accumulo di energia legati a impianti fotovoltaici come ha fatto la Lombardia. Infine invita il Comune di Monfalcone a sollecitare il Presidente Fedriga affinchè rimetta in moto il tavolo di consultazione per riportare la discussione in ambito regionale. Va trovata una soluzione per il futuro dell’area, diversificandone l’utilizzo, con l’obiettivo di garantire sostenibilità e occupazione. —
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