Vandali sulla tomba in Spagna del “duce” croato Pavelić

BELGRADO Rimane – e lo sarà per sempre – una delle figure che hanno segnato tragicamente la storia dei Balcani, tra violenze, persecuzioni per motivi politici e razziali e crimini efferati. E ancora oggi, a quasi sessant’anni dalla sua morte, rimane oggetto di ostilità e disprezzo. Disprezzo verso Ante Pavelic, il “duce” ustascia, padre-padrone dello Stato fantoccio croato, alleato dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale, fuggiasco in vari Paesi dopo il conflitto prima di raggiungere la destinazione finale, la Spagna di Franco, dove morì nel 1959. E dove le sue spoglie mortali sono ancora custodite, nel grande cimitero privato di San Isidro, a Madrid. Tomba familiare – che ospita anche i resti della moglie Maria, del figlio Velimir e della figlia Visnja – che è stato obiettivo di ignoti vandali, che con uno spray di vernice rossa hanno tracciato una grande “X” sulla croce che sovrasta le sepolture. E disegnato delle falci e martello, delle croci a cinque punte e le scritte - in cirillico – «morte al fascismo» e «Skoj» un riferimento alla «Lega della Gioventù Comunista di Jugoslavia».
A rivelare ieri i contorni dell’atto di vandalismo compiuto nella capitale spagnola – notizia che ha fatto molto scalpore in tutti i Balcani – sono stati i media croati e serbi, che hanno riportato la denuncia lanciata da un sedicente «comitato» che si occupa della conservazione della «tomba di famiglia» del dittatore, il «dottor Ante Pavelic». «Ogni defunto ha il diritto a una tomba designata», ha scritto il comitato, aggiungendo però che qualcuno non ne ha avuto rispetto. I colpevoli sarebbero di «neocomunisti che hanno danneggiato la tomba» di Pavelic e della sua famiglia, una messa in scena in miniatura della «distruzione delle tombe croate in Croazia e in Bosnia» registrate «dopo la creazione della loro Jugoslavia», quella di Josip Broz Tito.
Gli eredi dello Skoj, sempre via social network, ieri hanno rivendicato l’operazione e promesso la «distruzione» completa del sepolcro con l'aiuto di organizzazioni spagnole amiche. Sepolcro di Pavelic che sempre più spesso è al centro di notizie di cronaca. Lo era stato nell’estate dell’anno scorso, ad esempio, dopo che i media iberici avevano suggerito che il corpo del dittatore - sulla coscienza la morte di decine di migliaia di ebrei, serbi, rom e oppositori del suo regime - assieme a quello del suo braccio destro Vjekoslav Luburic, responsabile dei lager ustascia inumato a Valencia, potrebbero essere in futuro traslati in luoghi meno visibili grazie a una legge sulla memoria storica, per ora congelata. O addirittura rispediti nei Balcani, coronando indirettamente uno dei sogni irrealizzati del primo presidente croato, Franjo Tudjman. —
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