Vecchie terme vincolate a rischio il futuro Polo

GRADO. Rischia di naufragare il progetto del Polo termale. In ogni caso c’è il rischio di ritardare (e sono già passati 4 anni dall’istituzione dell’ufficio di progetto con la nomina di un commissario) l’iter in corso o di dover comunque modificare ulteriormente le condizioni indicate nel piano di fattibilità. È di pochi giorni fa, infatti, un nuovo vincolo posto all’attuale edificio delle Terme marine dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia che in precedenza, a seguito della segnalazione de Il Piccolo, aveva già vincolato il pavimento realizzato su bozzetto di Giuseppe Zigaina. Un pavimento che si espande per 240 metri quadrati dove, ricordando un fantastico mondo marino, come si legge nella relazione, “affiorano echi della Secessione viennese”. Il nuovo vincolo fa seguito alla richiesta per il riconoscimento di importante carattere artistico dell’opera, presentata dagli architetti Elena e Giulio Avon ovvero gli eredi di Gianni Avon che ha progettato l’edificio termale gradese. Avon è il progettista sia dello stabilimento originario inaugurato nel 1974, sia del successivo “padiglione” dove sorgono le piscine termali. A seguito della richiesta degli eredi Avon, la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici ha così avviato il procedimento per il riconoscimento dell’importanza dell’edificio. Un’altra tegola insomma per il Polo termale che ha già fatto parlare parecchio in passato, soprattutto per via del Parco delle Rose (ma ora l’intervento in quest’ambito è facoltativo e a ogni modo tutta l’area deve rimanere com’è) e per l’ipotizzata realizzazione di un albergo termale indubbiamente piuttosto grande, da 160 stanze. Edificio ricettivo che in quest’ultimo bando di gara (scade il 28 maggio), seguente agli incontri tecnici con le ditte interessate, è diventato in un certo senso di utilizzo facoltativo. In questo ultimo bando è precisato, infatti, che è consentita la demolizione degli edifici a esclusione del centro congressi e dell’attuale edificio termale ma a proposito di questo è specificato che c’è a ogni modo la possibilità di intervenire (anche con destinazione d’uso diversa dalle Terme) ma a determinate condizioni tra le quali la possibilità di demolizione limitata agli ampliamenti successi all’intervento originario e la possibilità di ampliamento con una qualificata integrazione architettonica. Ora, però, arriva la comunicazione della direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia che comunica di aver avviato il procedimento per il “riconoscimento di importante carattere artistico dell’opera”. Il che già di per se significa aver deciso di tutelare l’edificio inaugurato nel 1974 che è costato allora 1 miliardo e 200 milioni di lire, di cui un miliardo erogato dalla Regione. Nella lunga relazione un’ampio spazio è dedicato alla storia termale di Grado e all’architetto Avon, morto nel 2006, che viene considerato come “uno dei protagonisti dell’architettura italiana del Novecento”.
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