VELTRONI, NUOVO CLIMA NEL CENTROSINISTRA
Per la prima volta dopo molto tempo sembra esservi sintonia – e sintonia positiva – fra il dibattito interno al centrosinistra e l'azione del governo. Con logiche e ragioni in parte differenti sia il discorso di candidatura di Walter Veltroni al Lingotto sia le misure decise giovedì dal governo sembrano aprire la via a percorsi nuovi, diversi dal passato e più vicini ai cittadini. Rivelano al tempo stesso i nodi ancora aperti: indicano la loro gravità, che non può essere sottovalutata, ma al tempo stesso la via per tentare di superarli. Chi ha rimproverato a lungo a Veltroni di essere un politico troppo attento all'immagine ha avuto modo di ricredersi: il suo discorso era intessuto di scelte apertamente dichiarate, di misure precise e per nulla scontate. L'assunzione della sicurezza dei cittadini come bene prioritario, ad esempio, si è legata alla richiesta immediata di una maggiore presenza dello stato sul territorio. Il rifiuto deciso dell'«ambientalismo dei no» (parlava nel Piemonte della mobilitazione contro la Tav) si è accompagnato alla proposta di un «ambientalismo dei sì» fatto di ricerca e innovazione concreta, di incentivi e di disincentivi.
La proposta di un «patto fra generazioni», infine, ha un risvolto sia immediato sia di prospettiva di grande rilievo: inserisce in termini secchi nell'agenda politica il nesso fra la discussione sulle pensioni e quella sul futuro dei giovani. Sul futuro di chi non ha ancora lavoro. Veltroni ha ricordato che è stato sconvolto ormai da anni un percorso della vita che tradizionalmente era scandito in tempi certi da scuola, lavoro, pensione. Quei tempi si sono modificati radicalmente e si sono fatti incerti, troppo incerti. La vita non può essere saltuaria, la vita non può essere part time, ha detto Veltroni, e ha colto così un'inquietudine estesa oggi anche a generazioni non più giovanissime. Non può essere rimandata oltre una politica che comprenda al tempo stesso l'interesse dei padri e quello dei figli, e che si basi su un patto lungimirante e condiviso. Nell'agenda del governo ci devono essere insomma sia la revisione, ormai obbligatoria, del sistema pensionistico sia un vasto programma che veda incentivi veri non solo al lavoro dei giovani ma anche a quello degli anziani. La "attivizzazione dei vecchi" di cui ha parlato il sindaco di Roma può essere una risorsa, un'iniezione di fiducia e di orgoglio per tutta la società. Forse su questo terreno si è manifestato nel modo più limpido quel richiamo all'interesse generale che è stato il vero architrave del discorso di Veltroni. Un interesse generale che può prevalere solo se è riconosciuto come tale dai cittadini, solo se non è brandito dalla politica in forme "punitive" nei loro confronti (e anche questi sono toni nuovi).
E' mancato sino ad ora, ha detto Veltroni, l'adeguamento dello stato sociale ad una realtà profondamente mutata: quell'adeguamento non può più essere rinviato. Vi è qui un'indicazione per i prossimi decenni e al tempo stesso per le prossime ore: è dovere di tutti riflettere sulle sue implicazioni di lungo periodo e al tempo stesso tenerne conto nella trattativa sulle pensioni, temporaneamente interrotta. Su di essa possono essere utili anche un paio di osservazioni apparentemente marginali. Da un lato infatti questa è un'altra cambiale che il governo Berlusconi ha lasciato da pagare al suo successore, scaricando sulle sue spalle i costi del conflitto sociale. Dall'altro la possibilità di modifiche non traumatiche all'età pensionistica è legata non solo a una prospettiva generale condivisa ma anche a una convincente attuazione nell'immediato di quelle modifiche: e ad essa può concorrere sia la gradualità sia la specifica attenzione alla diversità dei lavori, con un rispetto vero -e quindi anche con differenziazioni concrete- per i lavori pesanti e logoranti. Infine, il rapporto fra stato e cittadini -e il rifiuto di intenderlo in termini "punitivi"- ha sorretto anche la parte del discorso relativa al sistema fiscale. Veltroni ha ricordato che si può evadere i propri obblighi sia non pagando le tasse sia non fornendo pienamente quel lavoro per cui si riceve uno stipendio pubblico. Ha aggiunto che lo stato si comporta anch'esso da odioso evasore quando non dà ai cittadini i servizi per cui le tasse vengono imposte.
Non a caso, forse, il maggior numero di citazioni è toccato al governatore della banca d'Italia Draghi, che da tempo invita ad avviare la ripresa, ad incentivare i consumi. E quindi a ridurre tasse e sacrifici. In questo quadro generale si sono inserite le decisioni prese giovedì dal governo, anch'esse sostanzialmente diverse rispetto al passato. Sono incentrate su misure di sostegno ai ceti deboli (in particolare ai pensionati più poveri ma anche ai giovani -con attenzione alla formazione e all'Università- e alle donne) e su di una riduzione fiscale che prenderà avvio dall'Ici e proseguirà poi più in generale, con forme di federalismo. Almeno un'osservazione va fatta: Berlusconi aveva promesso all'improvviso l'abolizione dell'Ici nell'ultimo giorno della campagna elettorale, in una situazione economica che la rendeva irrealistica o disastrosa, pura demagogia . Avviato il risanamento, il centrosinistra la persegue davvero: non è una differenza da poco. Certo, il risanamento è ancora da ultimare ma è venuto il momento di non sacrificare ad esso ogni cosa: non occorre che l'Europa ci dia 10, ha detto Padoa-Schioppa, è importante che ci dia la sufficienza. Anche questi sono toni nuovi.
Rileggendo uno dopo l'altro i temi che ho richiamato -dalla sicurezza alle tasse - appare evidente la svolta del centrosinistra e anche la sua natura. Sembra di capire, in altri termini, che il malessere del settentrione non è più considerato dall'Ulivo come un fastidioso incidente, frutto di individualismi e corporativismi, ma come un problema reale, vissuto come tale da ceti vitali, da settori produttivi decisivi (e del sud si è parlato al Lingotto in riferimento soprattutto alla formazione, cioè in termini non assistenzialistici). Forse Walter Veltroni avrebbe potuto segnalarlo in modo più radicale, più impegnativo. E' accusato di esser troppo attento all'immagine e al gesto simbolico, ma questa volta era proprio il caso di calcare la mano. Un'occasione persa, forse, ma dopo troppi mesi di incomprensioni e di disillusioni va bene anche così. Per ora.
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