Vent’anni fa si ipotizzava di realizzare 12 alloggi Ater

Sono passati quasi vent’anni. Palazzo Paternolli, per alcuni anni, è stato di proprietà dell’Ater che aveva già prefigurato una sua trasformazione in alloggi popolari: dodici, per la precisione.

Tornando indietro con la memoria ci furono anche incontri con la Soprintendenza alle belle arti per concordare un intervento «armonioso con il valore storico e architettonico dell’immobile». Poi, ad un certo punto, si decise di vendere lo storico palazzo, il cui restauro con queste finalità avrebbe comportato investimenti giganteschi e non “a misura” di Ater. E fu così che venne messo all’asta. E si concretizzò nel 2011, sotto la presidenza di Pietro Zandegiacomo Riziò, l’operazione che era stata voluta dal precedente Consiglio di amministrazione Ater guidato da Roberto Grion. Poi, ci fu un altro passaggio di proprietà (da privato a privato) con lo sviluppo odierno del progetto di restauro «che si concretizzerà sicuramente», assicura il sindaco.

Va ricordato una volta di più che l’edificio riveste un importante valore culturale anche per il ruolo che svolse nella vicenda del filosofo Carlo Michelstaedter, che qui, nella soffitta, era solito ritrovarsi con gli amici Nino Paternolli ed Enrico Mreule, suoi inseparabili compagni di studio, di avventure e riflessioni, oltre che protagonisti de “Il dialogo della salute”, scritto nelle sue ultime settimane di vita. Proprio in questa soffitta, inoltre, Carlo si dedicò alla stesura della sua tesi di laurea “La persuasione e la rettorica”. Qualche tempo fa, accanto alla porta che dà sull’ala destra del piano-soffitta, fu ritrovato il disegno di un frate, realizzato quasi sicuramente da Michelstaedter, come si può dedurre dal confronto con alcuni suoi disegni conservati alla Biblioteca statale isontina. —



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