Verdi, estate senza musica Sindacati: stop gravissimo

Che non ci fosse un euro per il Festival dell’operetta si sapeva. Un titolo infine è saltato fuori: la Vedova allegra, nell’allestimento scenografico già di proprietà del Verdi, andrà in scena dal 14 giugno. Ma al posto del C’est ainsi di Pirandello. Quella del 23 giugno sarà l’ultima replica. E anche l’ultima serata che vedrà alzato il sipario del teatro prima di un lungo, e inedito, fermo dell’attività. Tutta un’estate a palcoscenico vuoto. Un vuoto che in effetti figurava già nell’originario cartellone della stagione lirica presentato dall’allora sovrintendente Antonio Calenda: dopo C’est ainsi (replica finale il 4 luglio), solo il 24 novembre il successivo Barbiere di Siviglia.
Ma al di là dell’arretramento delle date (l’ultima “Vedova” andrà in scena il 23 giugno), i rappresentanti dei dipendenti dicono di aver sperato fino all’ultimo in una programmazione estiva, anche ridotta. Il commissario straordinario Claudio Orazi però, impegnato assieme al vice Paolo Marchesi nella difficile opera di risanamento economico della Fondazione, lo ha spiegato al tavolo con rappresentanze interne e segreterie sindacali: impensabile implementare la produzione aggravando ulteriormente i costi, a oggi non c’è nulla in programma fino alla stagione sinfonica di settembre che «sarà di alto livello».
Tra i sindacati è allarme. «Uno stop così lungo è una sorta di premorienza del teatro», dice il segretario provinciale Uilcom-Uil Gunther Suban. «Situazione gravissima, vuoto mai visto: attendiamo di capire se ci sono margini», aggiunge Alessandro Pinzani dalla Cgil. «Ci attendevamo un minimo di programmazione estiva, eravamo disponibili anche solo a dei concerti», fa eco per la Cisl Manuela Marussi. «Ci piacerebbe che il rilancio avvenisse non solo con tagli alla programmazione, ma anche con aumento di produttività. Intervenga il sindaco», è l’appello del vicesegretario Fials Daniela Astolfi.
Dietro il cambio di un titolo e lo stop estivo c’è una situazione delicata. Il perché la Vedova allegra sostituisca il Pirandello è presto detto: impossibile mettere in scena la «prima mondiale» del C’est ainsi, come ieri veniva ancora definita sul sito web del Verdi, prevista dall’allora sovrintendente Calenda con la regia del medesimo. Gli altri teatri italiani coinvolti non hanno tra l’altro mai confermato i rispettivi contributi alla coproduzione per 110mila euro; né sono accertate le liberatorie degli eredi Pirandello per i diritti d’autore. La “Vedova”, annota la Fondazione, comporterà un abbattimento di costi importante.
Quanto allo stop, avrà anch’esso un riflesso rilevante su un bilancio 2012 che per la sopravvivenza stessa del Verdi deve assolutamente risultare in pareggio. E che è gravato anche da un rilevante cumulo di ferie pregresse tra i dipendenti. Ferie che verranno smaltite nel periodo di fermo, “alleggerendo” la relativa voce a bilancio. Per il resto, i lavoratori saranno «a disposizione con esenzione della firma».
Resta, pesante, la lunga inattività cui la Fondazione si prepara. «Singole iniziative? Concerti? Il rilancio del Verdi - dice Orazi - non passa per una programmazione a salti». L’allarme dei sindacati, osserva il commissario, «è giustificato a Trieste come nelle altre Fondazioni italiane. Certo, si va al “vedo”». Insomma: città, regione, istituzioni devono prendere delle decisioni sul futuro del Verdi. Un futuro «in cui sono fiducioso», dice Orazi rimarcando come «non fosse scontato il poter portare avanti fin qui la programmazione». La strada ora è quella di un piano triennale basato su una sorta di “accordo di programma” tra soci pubblici - Comune e Regione in prima fila - vertici della Fondazione e lavoratori.
Una possibilità che gli artisti del Verdi si esibiscano in estate c’è: a fine luglio potrebbero andare in Corea del Sud per rappresentare l’Italia all’Expo internazionale. Ma l’iniziativa del ministero degli Affari esteri richiede un finanziamento dai Beni culturali, a oggi non confermato. Da eventuali fondi dipende anche la possibilità che coro e orchestra partecipino in autunno a una produzione di Nabucco da inscenare in tre teatri veneti.
Al momento, è certo che quest’estate non si farà musica al Verdi. I sindacati intendono organizzare un’assemblea generale dei lavoratori per discutere eventuali iniziative da prendere. Anche perché uno dei punti che preoccupano è proprio il piano triennale per il teatro: il timore, conferma più di un esponente sindacale, è che in prospettiva vi possa essere una «ristrutturazione» di organici.
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