Via Rossetti, l'ex caserma depredata dai ladri

Dismessa nel 2008, è in balia di ruberie e vandalismi. Il saccheggio è continuo: portati impunemente via fili di rame, piastrelle, termosifoni, sanitari e ogni altro materiale di un qualsiasi valore. Il nostro reportage
Trieste: l'ingresso della caserma di via Rossetti, ormai abbandonata
Trieste: l'ingresso della caserma di via Rossetti, ormai abbandonata

Nel buio, con un lampo di temporale, rivelerebbe contorni paurosi. Lunghi corridoi, l’ombra di un lampadario che pende dal soffitto, finestre in frantumi. Fuori alberi spezzati, i rumori sinistri di porte che si aprono e chiudono. Uno come Dario Argento ci farebbe un film horror. Peccato, peccato davvero, che tutto questo però non sia un grande set cinematografico, ma un degrado su scala industriale preda del saccheggio organizzato. Dove si ruba e distrugge il possibile. Di giorno e di notte.

L’ex caserma Vittorio Emanuele III, che si estende in un’area compresa tra via Rossetti, via Mameli e via Revoltella, è stata dismessa nel 2008. Da quella volta è il luogo preferito per le incursioni di vandali e ladri. La rete è da tempo divelta in più punti del perimetro ed entrarci è evidentemente un gioco da ragazzi.

I muri che circondano i palazzi crollano, piegati dal tempo, e la vegetazione si sta lentamente divorando i vialetti. Ma è la mano dell’uomo a fare il peggio. Probabilmente qui qualcuno si è divertito a prendere a bersaglio le vetrate dei palazzi, forse usando i pezzi di cornicione che si staccano dai tetti. Un’attività particolarmente allegra, pare, a vedere la quantità di bottiglie e lattine sparse in giro.

Ma la merce pregiata è il materiale elettrico trafugato da quadri, cassette e magazzini di servizio. E, soprattutto, i cavi: in ogni angolo del comprensorio sono accatastate decine di bobine, alcune molto grosse, da cui viene sfilato il rame. Un’operazione minuziosa, architettata con cura e dedizione.

Chi è entrato per sopralluoghi racconta che uno dei tanti edifici, prima della chiusura, era in via di ristrutturazione: si dovevano rifare i bagni e, per terra, erano depositati malta, piastrelle e termosifoni nuovi di zecca pronti per essere installati. Sparito tutto. Le istituzioni interessate a ottenere gli immobili, come la Provincia che vorrebbe riqualificare almeno una delle strutture per farci una scuola, in passato ha segnalato il caso alle forze dell’ordine. Ma le ruberie e la distruzione non si sono mai fermati. Nei palazzi in cui è possibile entrare hanno devastato tutto. I muri, le porte e i mobili rimasti. Un’operazione selvaggia che si è concentrata con particolare accanimento nelle decine di bagni che si trovano nelle camerate e negli ex uffici della caserma: lavandini, docce e wc presi a picconate dappertutto. Sulle pareti qualcuno, beffardo, ci ha lasciato pure la firma. Come i graffittari, con le loro bombolette colorate abbandonate sul pavimento. E dire che qualche salone di rappresentanza conserva ancora la sua antica eleganza, con i pavimenti in parquet di rovere o marmo e gli stucchi sui soffitti. Sulle porte degli uffici ci sono ancora le targhette con i nomi degli ufficiali. O le insegne del Primo Reggimento San Giusto. O, nel grande piazzale in mezzo alla caserma, i cippi commemorativi.

Mesi fa il comprensorio di via Rossetti era stato occupato dai centri sociali. Il gruppo Zlt (Zona liberata di Trieste) aveva organizzato la spedizione come gesto simbolico. Chiedevano di restituire quegli spazi abbandonati alla città, per farci «un hub di libertà ed entusiasmo». Le scritte su porte e finestre sono ancora visibili: «Uno spazio abbandonato funziona meglio da occupato».

Ma tutto pare destinato a un irrimediabile declino. Rischioso, anche per chi abita intorno alla struttura. Perché le incursioni dei vandali spesso sono accompagnate dai falò che vengono appiccati all’interno delle stanze: su varie pareti e in più punti dei pavimenti delle stanze le tracce sono inequivocabili.

Sugli specchi anche scritte sataniche, resti di bivacchi in camerate e corridoi. E ancora bottiglie, sacchi a pelo, mozziconi e pacchetti di sigarette. Entrano con le mazze, rubano e distruggono. Se è un film horror l’unico fantasma, lì, è lo Stato.

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