Viaggio sotterraneo nell’ex Guerra fredda

Scalini ripidi e stretti che scendono e, contemporaneamente, riportano indietro negli anni. Porte blindate, pesanti e un cupe, che si aprono su un pezzo di storia in fondo recente, ma che pure pare già così lontana. Per la prima volta in assoluto, tra l'altro, di fronte agli occhi di civili. Non è stato qualcosa di banale, quel che è accaduto ieri mattina tra le rocce e il sommaco del Carso, sulle pendici del San Michele, sommità di una sua anticima, il monte Skofnik. L'inaugurazione e l'apertura al pubblico di un bunker della Guerra fredda, recuperato grazie alla collaborazione tra Provincia, associazione Fanti d'arresto e Fondazione Carigo. Un'opera militare interessante e sorprendente nelle sue caratteristiche tecniche e architettoniche, suggestiva per l'ambiente e i locali, emozionante per la storia che si porta dietro. Non ha dovuto (per fortuna) assolvere realmente al suo compito, resistere ad attacchi ed esplosioni, e fungere da baluardo per respingere il nemico. Ma tutto era pensato e pronto per farlo. E ora, nella sua seconda vita, il bunker diventerà al contempo monito e attrattiva per il visitatore, in un'area già di enorme interesse storico per il parco tematico della Grande guerra. Perché come ha sottolineato il presidente della Provincia Enrico Gherghetta – parlando alla Lokanda Devetak di San Michele del Carso, prima del taglio del nastro, assieme tra gli altri al presidente dell'Associazione Fanti d'arresto generale Pietro Maccagnano, al sindaco di Savogna Alenka Florenin e all'assessore provinciale Donatella Gironcoli -, «qui c'è un pezzo di storia importante, un luogo unico nel suo genere che potrà diventare risorsa turistica, oltre che storica e culturale. Dobbiamo ringraziare l'associazione per il lavoro fantastico che ha fatto: non è stato facile, soprattutto a causa della burocrazia, ma siamo stati molto determinati».
«A noi spetta di perpetuare nelle future generazioni il ricordo ed i valori di questa storia», ha spiegato il generale Maccagnano, che poi si è soffermato nel raccontare la genesi e le caratteristiche del bunker. La fortificazione fa parte di quella che nel suo complesso è stata definita la Cortina di ferro, una serie di manufatti difensivi che da Trieste arrivavano al Baltico, pensati per attivarsi in caso di attacco da Est. Il bunker del monte Skofnik, in località Cotici superiore a San Michele del Carso, è stato realizzato nel 1968, per poi essere dismesso e abbandonato definitivamente nel 1992. La Provincia lo ha ottenuto dal Demanio con apposito accordo, per poi affidarne la gestione all'associazione Fanti d'arresto, che ne ha curato il recupero. Il risultato è sorprendente: tra stretti passaggi, ambientazioni da film (ma tremendamente reali), scalette a pioli e porte blindate, è possibile scoprire 500 metri quadrati di locali interrati, su tre piani e fino ad una profondità di 15 metri. Qui potevano vivere fino a 12 militari, in una fortificazione formata da un posto di comando e osservazione, cinque postazioni per mitragliatrici in una cupola corazzata, un ricovero e due piazzole per mortai. Quasi tutto è stato recuperato com'era fino agli anni Ottanta, dal complesso sistema elettrico e di areazione fino alla linea telefonica (con ben due km di cavi interrati) che garantiva le comunicazioni tra le due strutture distinte che compongono la fortificazione. All'esterno cupole, torrette ed ingressi sono infine celati da coperture in vetroresina, che imitano la roccia o cataste di legna. Un tempo mimetizzate e assolutamente segrete, oggi invece svelate per ricordare la tragedia della guerra ma anche, e soprattutto, il valore della pace.
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