Villa Necker, via all’iter per “consegnare” l’ampio parco alla città

Il sindaco l’ha messo tra gli obiettivi principali dei prossimi 12 mesi: creare una nuova oasi verde riportando all’uso pubblico il parco di villa Necker di via dell’Università, oggi zona militare. Nella bella villa con una storia blasonata (e in parte misteriosa) ha sede il Comando militare regionale, e dunque l’area è “off limits” salvo singole e speciali concessioni. Altrettanto il Comune vuol fare con il parco di Villa Bazzoni, oggi sede dell’Osservatorio astronomico: in questo caso la trattativa è da fare con l’Inaf, l’Istituto nazionale di fisica.
L’assessore ai Lavori pubblici Andrea Dapretto ha fatto entrambi i sopralluoghi. I parchi sono grandi e splendidi, gli attuali proprietari o concessionari sono in difficoltà per la gestione del verde. La bora in villa Bazzoni ha già combinato danni e l’umido d’estate attira zanzare tigre.
Ma il compito più arduo sarà (anche se le intenzioni locali fossero cristallinamente condivise) aprire villa Necker. Il procedimento, spiega Dapretto, dipende dal ministero della Difesa. Anche il Comando infrastrutture di Udine, che si occupa delle manutenzioni degli edifici assegnati a corpi militari, è solo un ufficio tecnico che al massimo potrà passare la questione a Roma, alla Direzione generale per i lavori e per il demanio. Solitamente si tratta di pratiche lunghissime. Ma forse in questo momento storico potrebbe maggiormente rivelarsi d’interesse per lo Stato dismettere aree troppo costose. «Siamo in stand-by - riassume l’assessore Dapretto -, i nostri interlocutori devono adesso sondare i rispettivi vertici romani».
Il muro che separa Villa Necker dalla città è alto e ben difeso. Ma le notizie storiche su villa e parco sono affascinanti. Qui infatti è nato il primo “giardino all’italiana” di tutta Trieste, le radici del comprensorio risalgono alla fine del Settecento quando la zona era denominata “dei Santi martiri». Il quartiere di San Vito all’epoca è fortemente urbanizzato dalle ville di ricchi commercianti stranieri, e il primo documento (tra i tanti mancanti) che dà notizia del giardino è una pianta della città a firma di Carlo Dini del 1775. Vincenzo Struppi, ingegnere militare (antica tradizione, dunque) vi aveva realizzato il primo giardino all’italiana di Trieste. Incerte le origini della villa, in stile pre-neoclassico: sembra che i terreni siano stati venduti nel 1776 dal barone Francesco Saverio de Königsbrunn “per fiorini alemanni 6300” al commerciante Domenico Perinello. Secondo altre fonti la proprietà era invece del commerciante Antonio Strohlendorf il quale avrebbe fatto erigere lì una casa di campagna chiamata “Anonima”. Autore della villa, un certo architetto francese Champion. Nobili mura poi acquistate dal conte siriano Cassis Faraone che le ristrutturò e aggiunse nel giardino giochi d’acqua, una “orangerie”, statue. Nel 1820 la proprietà passa a Girolamo Bonaparte, fratello di Napoleone, e diventa sede della famiglia in esilio, ritrovo dell’alta società nella ricca Trieste del tempo. Già nel 1827 il passaggio di proprietà al commerciante ginevrino, e console svizzero, Alfonso Teodoro Carlo Francesco de Necker. Da qui il definitivo nome di “villa Necker”. Il parco va alle cure del botanico Giuseppe Ruchinger di Monaco. Nel 1851 tutto viene venduto al Comando della Marina austriaca. Dopo il 1918 passa al demanio italiano come sede, fino al 1945, del Comando del V Corpo d’armata. Restano, attraversati da tanta storia, segni del giardino formale, il ricco sottobosco, monumentali alberi di latifoglie. (g. z.)
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